QUIPU, LA SCRITTURA DEGLI INCA
Il quipu come linguaggio
Gabriele Poli
6-9 luglio 2007

I quipu, i famosi insiemi di cordicelle annodate usati dagli incas, cosa rappresentano? Parecchi studiosi, soprattutto nel passato, hanno interpretato i pochi quipu che sono giunti sino a noi come un sistema di calcolo, una sorta di abaco usato dall'ultimo impero peruviano prima dell'invasione spagnola e nulla più. Studi recenti hanno invece permesso di formulare altre ipotesi, a mio avviso più attendibili.
Ricercatori, scienziati, studiosi, storici quali M. e R. Asher, J. Murra, J. Rowe, G. Valcárcel, R.T. Zuidema, hanno scavato a fondo nelle poche notizie attendibili lasciateci dalla storia. Fino a qualche tempo fa si parlava di una "civiltà senza scrittura", riferendosi agli inca.
La scrittura, tuttavia, costituisce qualcosa di più di un registro di suoni idiomatici trasferiti su carta.
Gli antichi occidentali usavano i papiri, le pareti intonacate, le tavolette d'argilla o le stele; gli inca, invece, impiegavano un dispositivo fatto di corde di cotone -meno spesso di lana- chiamato quipu.
Come si potrebbe definire un popolo che costruì un sistema viario di migliaia di chilometri per unire città e popoli, che possedeva importanti magazzini, miniere, canali d'irrigazione e, sorprendentemente, teneva registri aggiornati e tutto questo senza usare la "scrittura"?
Nel passato si risolveva il problema della civiltà "senza scrittura" eludendolo o negando tale civiltà.
Rowe (1946), ad esempio, tratta il problema nella seguente maniera: "Il fatto è che i popoli andini possedevano sistemi sostitutivi della scrittura tanto soddisfacenti che probabilmente non sentirono mai la necessità di qualcosa di più complesso".
Il principale sostituto della scrittura al quale si riferisce Rowe è il dispositivo chiamato quipu.
Valcárcel (1965) afferma che gli inca non potevano non possedere una scrittura; "infatti essi possedevano i quipu e si risolverà il problema non appena si giunga a decifrarli completamente".
Da tutto questo, possiamo affermare che i quipu (e altri dispositivi simili) dovrebbero portarci a riconsiderare ciò che intendiamo per "scrittura".
Come da tempo affermo, la scrittura non consiste solo nel nostro "a,b,c" occidentale, non è un semplice registro della lingua. Molti studiosi, quali Pirsig (1975) o più recentemente Marcia e Robert Ascher, nel loro interessante studio -al quale ci rifacciamo- spiegano che è sufficiente dare un'occhiata a uno spartito musicale, alla tavola periodica degli elementi o a un testo matematico per rendersi conto di quanto stiamo affermando.
I quipu vennero in mano agli occidentali nel XVI secolo e questi scrissero molto, ma senza capire ciò che vedevano. Fu spiegato loro che i quipu rappresentavano la scrittura -vale a dire, un linguaggio scritto-, ma quando finalmente si determinò che i quipu non registrano i suoni della lingua, scomparve tutto il valore che era stato loro attribuito.
Il linguaggio scritto (con le lettere dell'alfabeto) venne talmente associato con la scrittura, che ogni altra forma di linguaggio visibile non fu più presa in considerazione.
Questo è il pregiudizio occidentale.
Al fine di avvallare le nostre convinzioni, proponiamo di seguito una descrizione base del quipu per capire in che modo possono combinarsi gli elementi fisici per creare una struttura simbolica.
Descrizione di un quipu base
Il Quipu è formato da una corda principale dalla quale scendono altre funicelle provviste di nodi.
Posto sopra ad un tavolo, ci si accorge che la maggior parte delle corde è diretta verso uno stesso lato (per facilità di comprensione, diremo "verso il basso"); alcune, tuttavia, si dirigono verso l'alto. Un esame più attento rivela che non tutte le corde sono unite alla principale: alcune sono legate alle secondarie.
Il legame è saldo, di modo che tutte le corde mantengano una posizione fissa. Le corde sono di cotone colorato, in casi eccezionali di lana. I nodi di ogni funicella sono raggruppati: vale a dire che vi sono alcuni nodi vicini, poi uno spazio vuoto, quindi altri nodi e così via. I nodi sono di tre tipi distinti.
Schema di un quipu base
La corda principale è, ad esempio, di colore marrone. Le estremità di tale corda sono libere e si distinguono per la loro terminazione (è possibile attribuire la direzione desiderata alla corda principale).
Le corde pendenti scendono dalla principale e mantengono una posizione definita rispetto a quest'ultima. Ad ognuna delle corde pendenti è associato un colore; ad esempio, il marrone, il rosso e il bianco.
Le corde pendenti possiedono nodi raggruppati. Questi gruppi di nodi si differenziano tanto per la separazione fra di loro, quanto per il tipo di nodo.
Schema di un quipu con corde aggiuntive e una corda superiore, oltre alla corda principale e alle pendenti. Alcune corde pendenti non possiedono nodi.
È possibile la comparsa di corde aggiuntive (tutte colorate e la maggioranza provviste di nodi dei tre tipi). Le corde aggiuntive sono legate alle pendenti. Una corda pendente può possedere più di una corda aggiuntiva.
Le corde aggiuntive possono essere legate ad altre dello stesso tipo. Le corde superiori si dirigono verso l'alto (in antitesi alle pendenti che si considerano come dirette verso il basso). Anche le corde superiori possono avere funicelle aggiuntive. I quipu variano considerevolmente per dimensioni e complessità.
I quipu semplici possiedono da 8 a 10 corde pendenti; la maggior parte varia fra le 40 e le 150 e i più grandi possono averne più di mille.
Le corde variano in lunghezza -da circa 10 a 75 cm.- in uno stesso quipu, ma la maggior parte delle corde pendenti è della stessa misura. Un quipu può possedere una sola corda aggiuntiva, altri molte di più. Alcuni quipu possiedono corde superiori. Quelli descritti sopra costituiscono gli elementi più comuni. A volte comparivano altri elementi in alcuni quipu individuali o in un piccolo gruppo di quipu.

