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Gli INCAS (undicesima parte)

Amministrazione 3

di María Rostworowski Tovar
Si ringrazia Perù Cultural per la concessione dell'autorizzazione.

Traduzione di Gabriele Poli

Cammino Inca
Cammino Inca

La Rete Viaria

I cammini inca

L’opera che permise l’espansione territoriale inca e quindi l’organizzazione socio economica fu senza dubbio la vasta rete viaria che comprendeva ponti, tambos (magazzini n.d.t.) e depositi.

Poche nazioni potevano vantarsi nel secolo XVI di possedere un così fantastico complesso viario come quello del Tahuantinsyo.

I cammini non furono un intervento inca, dovettero esistere molto tempo prima per unire i diversi gruppi etnici, realizzare i pellegrinaggi verso i principali santuari o huacas e attendere all’interscambio fra le signorie.

Sicuramente l’egemonia wari disponeva di cammini verso ogni zona dove giungevano i suoi domini che furono indispensabili per mantenere la sua organizzazione politica. Ugualmente, i chimú, i cui domini comprendevano una vasta zona della costa nord, impiegarono rotte conosciute attualmente dagli archeologi.


Tuttavia, il traffico non era lecito per tutti in ogni momento. Nella relazione di Chincha si cita il frequente stato di guerra esistente fra le signorie, situazione che impediva una libera circolazione senza l’autorizzazione dei curaca. Le rotte erano veloci quando si stabilivano tregue che sicuramente coincidevano con le feste religiose delle huacas più importanti.

Con il sorgere del Tahuantinsuyo, si incrementò il numero di cammini fino a raggiungere una straordinaria grandezza. Secondo le stime di Hyslop, il sistema viario comprendeva da 30 a 50 mila chilometri nella sua totalità. Il merito inca consistette nella pianificazione della forza lavoro che permise di costruire una rete viaria che sarebbe stata la base di una infrastruttura statale. Tuttavia, l’ironia del destino fece sì che i cammini inca facilitassero alle truppe di Pizarro la conquista dello stato andino.

Il governo inca necessitava delle rotte per trasportare i propri eserciti, per inviare i mitmaes in luoghi lontani, lì dove fosse necessario e pure per inviare gli amministratori, i giudici e i controllori ai villaggi più lontani. Pertanto, la rete viaria obbediva ai fini esclusivi del governo centrale e non delle etnie particolari. Quello è il punto base che distingue il sistema andino dalle vie di comunicazione moderne.

Esistevano due tronconi di vie, uno si estendeva lungo la sierra da sud a nord e il secondo univa fra loro le valli costiere. Fra entrambe le regioni, altri cammini connettevano le vie principali.

Non vi era un’unica conformazione per le rotte inca. Esse si adattavano alla geografia della zona. Nelle valli costiere siepi bordavano il cammino e ruscelli canterini offrivano acqua ai camminanti; inoltre, frondosi alberi donavano la propria ombra. Nei deserti, pietre o tronchi segnavano la rotta per evitare che i viaggiatori si perdessero. Nella sierra, alcuni cammini erano pavimentati con pietre, mentre scalinate superavano le agresti gole. Sopra ai precipizi, alcuni parapetti proteggevano i camminanti e le greggi di camelidi affinché non cadessero negli abissi.

 

I ponti

Diversi tipi di ponti permettevano di attraversare i fiumi. Nella sierra erano di tronchi d’albero, quando le distanze non erano grandi e ciò che li rese famosi per l’ingegno furono quelli che gli spagnoli chiamarono “de criznejas”. Questi ponti si appoggiavano sopra due grandi cumuli di pietre con forti e solide fondamenta e fra ogni cumulo erano tese quattro o sei grosse corde che legavano il ponte pendente. Per le funi si intessevano rami leggeri che univano di tre in tre altri più grossi e andavano aumentando i rami fino a raggiungere un diametro di circa cinquanta centimetri. Una nota del 1534 descrive uno di questi ponti come segue.

“Vi sono molto grandi e potenti fiumi sopra ai quali ci sono ponti fatti di grosse corde e fra l’una e l’altra vi sono altre corde fini e minute; e di questi ponti ve ne sono due per dove passavano i signori e due per dove passava la gente comune”.

 

La stessa relazione aggiungeva che a ogni lato del ponte vi era gente che abitava la località e la cui occupazione consisteva nel conservarlo e aggiustarlo quando le corde si rovinavano.

Altro mezzo per attraversare un fiume era la “oroya”. Cobo la descrive come una fune fatta di giunco, grossa come una gamba, che era attaccata a pinnacoli o a cumuli da una riva all’altra. Da questa corda pendeva un cesto arcuato per il quale passava la fune. Nella canasta sedeva la persona e con una corda legata al cesto si tirava per un capo.
Nel sud, nel guado nei pressi del lago Titicaca, vi era un famoso ponte che consisteva in una fila di balse (barche n.d.t.) di totora (giunco palustre n.d.t.) poste le une a lato delle altre con una grossa cappa di corde annodate posta sopra alle imbarcazioni.

 

I tambo
 

Gli spagnoli resero famose le loro relazioni sui tambos o magazzini situati a una certa distanza lungo le rotte. È possibile che i tambos esistessero in tempi antecedenti lungo le rotte che conducevano a luoghi di pellegrinaggio per albergare i fedeli. Possibilmente, si usarono anche in epoca Wari e Chimú. Ve n’erano di diverse categorie e dimensioni, secondo la loro importanza.

Lungo le vie principali, vi erano luoghi per alloggiare l’Inca quando lasciava Cusco sia per visitare i suoi stati sia per andare in guerra. Esistevano anche tambos minori per alloggiare i personaggi amministrativi che viaggiavano per diversi motivi. Quelli molto piccoli erano riservati ai messaggeri e chasqui che portavano le notizie per l’ampio territorio.

Ai tempi del viceregno si usarono i tambo inca ed esistono due liste di questi alberghi da Cusco a Los Reyes (Lima n.d.t.) e Quito. Secondo Hyslop, vi è una difficoltà nel campo per riconoscere un tambo perché la sua architettura era varia ed è possibile che nella sua edificazione influissero le abitudini e le tradizioni della mano d’opera locale.

La Reciprocità

La reciprocità agli inizi dell’espansione Inca

Dopo il trionfo sui chancas, gli incas non potevano aspirare a una maggior espansione territoriale senza prima acquisire una più ampia autorità.

Anche se Pachacutec godeva di prestigio militare, era lontano dal possedere il dominio sui signori vicini. Non poteva ordinare né realizzare le opere necessarie per imporre la sua supremazia.

A quel tempo, l’autorità non si esercitava direttamente, ma attraverso la reciprocità, vale a dire della minka e del ayni a livello dello Stato. Doveva “pregare il tale che mi aiuti promettendogli qualcosa in cambio”.

Il cronista Betanzos narra come l’Inca organizzasse i compiti necessari valendosi della reciprocità. Per questo riunì nella grande piazza di Aucaypata i signori limitrofi e li blandì con feste, pranzi rituali, regali, offrendo donne per stabilire con loro legami di parentela. Solo in seguito spiegò loro le opere che desiderava eseguire. La prima fu la costruzione di numerosi deposti attorno alla città. L’Inca, mostrandosi generoso, soddisfece i curaca che accettarono la “preghiera”.

Poco dopo i signori tornarono a Cusco portando il necessario per edificare i depositi che non tardarono a costruire.

In un secondo incontro, l’Inca chiese ai curaca di riempire i depositi di oggetti manifatturieri. Avere i depositi colmi permetteva a Pachacutec di mostrarsi “generoso” e di continuare a sollecitare la collaborazione dei signori.

Così, la reciprocità giocò un ruolo primario come punto di partenza per i successi inca e fu una svolta cruciale per la nascita dello Stato cuschegno.

Nelle culture che ignoravano l’uso del denaro, la reciprocità era un sistema organizzativo socio-economico che regolava le prestazioni dei servizi a diversi livelli e serviva da ingranaggio nella produzione e distribuzione dei beni. Si trattava di un ordinamento delle distribuzioni fra i membri di una società la cui economia ignorava l’impiego del denaro. Esistette in tutto l’ambito andino e integrò i diversi modelli di organizzazione economica presenti nell’ampio territorio.

 

La reciprocità durante lo Stato

La reciprocità sperimentò cambiamenti durante il successivo sviluppo dello Stato, quando gli incas smisero di essere una semplice signoria perduta nell’immensità delle Ande. Gli incas espansero le proprie frontiere fino a dominare buona parte del continente sudamericano verso il Pacifico.

Al tempo, il loro potere era assoluto ed è possibile che la reciprocità come l’abbiamo descritta divenisse un disturbo e un rallentamento. Un esempio è quanto accadde durante il governo di Huayna Cápac. L’Inca manteneva una serie di guerre contro le tribù settentrionali dell’attuale Ecuador e in una di queste, il sovrano cadde dalla sua portantina. Furioso, Huayna Cápac fece la sua entrata a Tumibamba a piedi per dimostrare il suo scontento.

Quindi giunsero rinforzi composti da nobili signori cuschegni comandati dal generale Mihi che portava la statua dell’importante huaca di Huanacauri.

Avendo fretta, Huayna Cápac ordinò a nuovi arrivati di marciare verso il fronte e cancellare l’affronto fatto alla sua persona, dimenticando i riti, gli ossequi e i pranzi pubblici. Offeso, il generale Mihi decise di tornare a Cusco col suo esercito. Avvisato, l’Inca fece pervenire ai nobili importanti regali e solo a quel punto essi entrarono nella lotta uscendo vincitori.

Tali fatti, giudicati dal punto di vista europeo, erano un tradimento, ma per gli andini il sovrano non rispettò le tradizioni ed era in difetto.

Per evitare un poco le continue “preghiere” e i riti, gli incas scelsero con molta frequenza curaca di categoria sociale yana, ossia servitori verso i quali non esisteva la reciprocità.

 

Le Successioni Inca

Un’analisi dettagliata delle referenze sulle successioni inca conferma che in ambito andino non esistette la primogenitura, tanto generalizzata nel Vecchio Mondo, e pertanto nemmeno lo stato di bastardo.

La tradizione esistente sulle Ande segnalava per la successione il diritto del “più abile” dei candidati al potere. Naturalmente, la tradizione generava intrighi, lotte e morti alla scomparsa di ogni sovrano e per la necessità di effettuare un cambio di governo. Inoltre, l’Inca possedeva numerose donne e fra quelle si distingueva la coya o regina con la quale si sposava il giorno in cui riceveva la borla, insegna del potere.

Le successioni diventarono talmente tempestose che si cercò di prendere alcune misure per rimediare al caos che si produceva. Così nacque l’elezione che faceva l’Inca per il suo successore, ossia di un correggente che riceveva la borla e una nuova sposa il giorno della sua nomina. Disgraziatamente, il candidato poteva essere revocato se non dimostrava di possedere i requisiti necessari per diventare governante. Fu così che si succedettero tre incas di singolare capacità come furono Pachacutec, Túpac Yupanqui e Huayna Cápac.

Tuttavia, Huayna Cápac, nonostante l’età avanzata, non nominò un correggente. La sua scomparsa, causata dalle epidemie che decimavano la popolazione indigena, e la morte del successore che aveva designato causarono sconcerto fra i sacerdoti incaricati della successione.

A causa di tale vuoto, Huascar, sostenuto dalla madre Raura Occlo, e Atahualpa, il favorito dell’esercito, si disputarono il potere per capire quale dei due avrebbe trionfato e fosse il “più abile”.

Non mancano storici che vedono nella lotta fratricida una decadenza o incolpano della guerra l’enorme estensione territoriale acquisita dallo Stato. Tuttavia, questa situazione di conflitto si ebbe durante tutto l’impero, giungendo pure alla soppressione di sovrani eletti, come Tarco Huaman, il che portò come conseguenza lotte intestine e intrighi di corte come accadde alla morte di Túpac Yupanqui. A nulla valse il suo matrimonio con una “sorella”, altro modo di consolidare il diritto di un aspirante alla borla.

 

Il caso di Amaru Yupanqui una nomina revocata

Dopo lunghi anni di governo, Pachacutec nominò come correggente suo figlio chiamato Amaru Yupanqui. Tuttavia, il principe non si dimostrò un guerriero, essendo di animo tranquillo preferiva occuparsi di agricoltura e coltivare le proprie terre.

Narra un cronista che durante una lunga siccità, gli unici campi verdi fossero i suoi, grazie ai canali idrici che costruì e che portavano l’acqua necessaria alle sue terre. Però lo Stato aveva necessità di un principe guerriero e Pachacutec revocò la nomina di Amaru e designò un altro figlio chiamato Túpac Yupanqui che fu un grande conquistatore.

Anche se il tranquillo Amaru rimase ai margini del potere, non smise di occupare un alto rango nel governo e conservò le sue terre e il suo palazzo. Uno dei suoi compiti fu di visitare i santuari e le huacas del Collasuyu in compagnia di un fratello.

Il correggente Túpac Yupanqui, al ricevere la borla, si sposò con una “sorella”, ma questo non significa che lo fosse di padre e di madre. I governanti cuschegni tentarono con quel mezzo di diminuire le lotte per il potere e cercarono l’appoggio del diritto materno o l’influenza della madre nell’elezione di un candidato.

Cammino Inca