Gli INCAS (terza parte)
La prima conquista di Pachacutec-La pianificazione del Nuovo Cusco
di María Rostworowski Tovar
Si ringrazia Perù Cultural per la concessione dell'autorizzazione.
Traduzione di Gabriele Poli

La prima conquista di Pachacutec
Dopo il suo trionfo sui chancas, Pachacutec decise di consolidare il proprio dominio o “signoria” e intraprese lotte contro i curacas (signorotti n.d.t.) che non erano corsi in suo aiuto.
Mentre si trovava impegnato a rinforzare l'esercito, giunsero notizie riguardo all’Inca Urcu, l’erede di Viracocha, che si trovava a Yucay con il suo esercito. Senza indugio, Pachacutec accompagnato dal fratello Inca Roca, marciò verso Yucay per confrontarsi con Urcu. Durante il combattimento sull’argine del fiume Urubamba, Inca Roca colpì Urcu alla gola con la sua fionda, con forza tale da farlo precipitare nel fiume.
Urcu, armato di tutto punto, fu trascinato dalla corrente fino alla roccia chiamata Chupellusca dove i suoi avversari lo catturarono e lo colpirono a morte.
Numerosi furono i curacas infedeli alla stirpe di Cusco che si incorporarono nel nascente Stato, durante la prima epoca dell’espansione inca. I principali furono gli Ayarmaca che furono definitivamente sconfitti e gli Ollantay Tambo.
Dopo la vittoria, Pachacutec mandò a costruire il palazzo e la cittadella di Pisac in un alto promontorio; in tal modo, questo novello sovrano non solo conquistava nuovi domini, ma anche dimostrava il proprio interesse per l'architettura e per edificare nuove residenze. La conquista più importante di quei tempi fu quella della zona di Picchu dove l’inca ordinò di edificare un palazzo.
Con il trascorrere dei secoli, quel luogo avrebbe assunto il nome di Machu Picchu.
Grazie al ritrovamento di nuovi manoscritti da parte di Luis Miguel Glave e Maria Isabel Remy e al successivo studio di John E. Rowe, sappiamo che tutta la regione di Picchu, oltre a quella di Ollantay Tambo, era compresa nelle terre private dell’inca.
Continuando con i suoi trionfi militari, Pachacutec, sempre accompagnato da Inca Roca, si impossessò di Amaybamba nella valle della Convención e a metà di questa fece costruire un palazzo per se stesso, chiamato Guaman Marca.
Nello stesso documento che riporta tali notizie, si dice che il successivo sovrano, Tupac Yupanqui, portò da Chachapoyas numerosi mitimaes (sorta di schiavi n.d.t.) con l’obiettivo di popolare la parte bassa della valle e questi avevano l’obbligo di provvedere alle piantagioni di coca.
Inoltre, il manoscritto menziona la presenza di un altro palazzo chiamato Yanayacu sulle alture di Amaybamba. “Quando mi trovavo in quel luogo, il precedente possidente della tenuta mi raccontò che esistono in quella regione tracce di tali rovine, ma che non sono state ancora individuate con precisione.”
Dopo aver consolidato il proprio potere e assicurato i domini nei pressi della capitale, Pachacutec intraprese conquiste in territori più lontani. In tal modo, sottomise i soras e i curacas e portò con sé incatenati i loro capi per celebrare la vittoria. Altri signori, vedendo il suo crescente potere, preferirono accettare le “suppliche” della reciprocità e non rischiarono la vita nella battaglia.
Dopo essersi riposato per un poco di tempo, l’Inca riunì di nuovo i propri eserciti e questa volta decise di muovere guerra al signore del Collao. Così, si scontrò con il temuto Chuchi Capac di Hatun Colla che sconfisse dopo un dura battaglia.
Con questo trionfo, gli abitanti del Cusco si impossessarono delle vaste terre di Chuchi Capac, che comprendevano le zone selvatiche produttrici delle pregiate foglie di coca e le terre ubicate lungo la costa ricche di mais, peperoncino e pesce salato. Questi furono i primi contatti con i gruppi etnici della costa.
La pianificazione del Nuovo Cusco
Pachacutec s'impegnò nella ricostruzione del santuario di Inti Cancha o Recinto del Sole che fino ad allora era stato piuttosto spoglio. Non solo le pareti furono costruite con pietre perfettamente intagliate, ma vi fu un grande dispendio d’oro per addobbare il tempio. I primi spagnoli che videro il santuario in tutto il suo splendore, raccontano che esisteva un giardino con piante, fiori, uccelli e insetti fatti di questo prezioso metallo.
Gli alloggi principali del santuario erano dedicati, uno al Sole, un altro alla Luna, al Tuono (il dio Illapa n.d.t.) e all’Arcobaleno; tutti comunicavano con il giardino d’oro. Diverse testimonianze raccontano che il Sole era rappresentato da una lamina ovale d'oro incastonata in una parete, mentre Garcilazo afferma che l'astro appariva come un viso umano.
È possibile che con il passar del tempo si producessero variazioni nelle tendenze religiose.
Le mummie degli antichi sovrani erano conservate nel tempio e venivano trasportate nella piazza per le grandi cerimonie. Nella stanza della Luna si conservavano i resti delle coyas o regine, ubicati a fianco della callanca. Solo la madre di Huayna Capac, Mama Ocllo, guardava in fronte l’astro notturno.
Mutamenti religiosi
La maggior parte dei cronisti racconta di mutamenti religiosi succedutisi dopo la guerra contro i chancas. Pare che i sacerdoti principali appoggiassero la fuga dell’Inca Viracocha e fossero disposti a sottomettersi ai loro nemici.
Dopo il trionfo di Cusi Yupanqui, il futuro Pachacutec, la situazione diventò scomoda per i sacerdoti. Inoltre, il giovane principe aveva bisogno di un padre che lo nominasse nuovo sovrano. Cusi Yupanqui andò al tempio di Inti Cancha e chiese il beneplacito direttamente al Sole. Da allora, i sovrani si considerarono Figli del Sole.
Si produsse così un mutamento religioso giacché prima prevaleva il culto a Viracocha che aveva un solo tempio nello stato Inca, mentre si accentuava l’influenza solare (o di Inti, il dio Sole. n.d.t.).
Ovviamente questi fatti non riguardarono la venerazione di molteplici huacas (piccoli templi o luoghi sacri, identificabili con monti, laghi, sorgenti, ecc. n.d.t.) idoli già esistenti, infatti, Pachacutec desiderava che le principali huacas rimanessero in Cusco e assegnò loro servitori, terre e beni. Era una maniera per controllare possibili ribellioni giacché i nativi non si sarebbero sollevati per timore di rappresaglie sugli stessi idoli.
Si spopola il Vecchio Cusco
Sin dai primi anni del suo governo, Pachacutec si preoccupò della ricostruzione del Cusco. Il cronista Sarmiento de Gamboa narra che l’Inca passeggiava per la città controllando attentamente i dintorni.
Per portare a termine il suo progetto, decise di spopolare il Cusco dai suoi abitanti per effettuare un nuovo disegno e distribuire possedimenti e terre a coloro che egli riteneva degni di vivere nella capitale.
Con una cordicella nella mano, l'inca stesso misurò le strade e le piazze con grande orgoglio delle famiglie reali (panacas) e degli antichi ayllus (famiglie allargate. n.d.t.) vicini al sovrano.
Fino ad allora, il Cusco era stato un paesino rozzo e rustico, frequentemente inondato dai suoi due piccoli fiumi, il Huatanay e il Tullumayo.
La ricostruzione ebbe inizio con la pavimentazione dei fiumi per eliminare le paludi durante l'epoca delle piogge e la costruzione di canali per garantire l'acqua alla città durante i periodi di siccità. Betanzos narra il procedimento per la ricostruzione del Cusco. Pachacutec si valse della reciprocità (lavoro comunitario n.d.t.), convocò i curacas principali e le autorità andine nella capitale. Dopo alcuni giorni di festa, ordinò la missione di dieci signorotti con il compito di recarsi di villaggio in villaggio per reperire operai e materiali adeguati.
Quando tutti i problemi furono risolti, i signorotti inviarono al Cusco lavoratori per la costruzione delle opere. Alcuni avevano il compito di trasportare le pietre grezze per le fondamenta, altri portavano argilla a cui aggiungevano paglia o lana per preparare i mattoni, altri ancora legno di ontano. L’architetto Gasparini suppone che dal Collao giungessero esperti intagliatori di pietre, eredi degli antichi abitanti di Tiahuanaco.
Le piazze incas furono straordinariamente ampie, di forma trapezoidale e in esse si sviluppavano le attività religiose e sociali. Il rito della reciprocità si effettuava nella piazza di Aucaypata (o Huacaypata n.d.t.) e in essa gli ayllus e le famiglie reali si riunivano per mangiare, bere e ballare le danze cerimoniali del calendario del Cusco.
In questa piazza si effettuavano anche le celebrazioni trionfali degli eserciti inca che consistevano nel distendere al suolo il bottino ottenuto e i signori imprigionati. Su di essi passeggiava il sovrano in segno di sottomissione dei nemici e di predominio sui nuovi acquisti territoriali.
