Gli INCAS (settima parte)
Governo di Huayna Cápac
di María Rostworowski Tovar
Si ringrazia Perù Cultural per la concessione dell'autorizzazione.
Traduzione di Gabriele Poli

Il suo matrimonio
Dopo i successi precedentemente narrati, si preparò la cerimonia d’iniziazione del giovane Huayna Cápac alla quale si desiderò conferire tutto il fasto possibile. Era tradizione che lo stesso giorno in cui al sovrano veniva conferita la borla, simbolo del potere, egli contraesse matrimonio.
Durante gli ultimi due regni, il matrimonio era stato celebrato con una sorella, ma non necessariamente di padre e madre. La ñusta (principessa n.d.t.) diveniva regina, tralasciando il numero di donne che il principe poteva aver avuto in precedenza.
Il racconto di questa cerimonia proviene dal cronista Santa Cruz Pachacuti e pare più andino degli altri.
Cusco si adornò con fasto e gli umili tetti di paglia si coprirono con vistose mante di piume multicolori di uccelli selvatici. L’oro dei palazzi riluceva al sole e contrastava con la severità delle pietre. I fidanzati, ognuno nel suo palazzo, digiunavano senza mangiare sale né ají (il peperoncino piccante n.d.t.) e i sacerdoti procedevano con numerosi sacrifici ed esaminavano le viscere degli animali sacrificati per predire il futuro.
Il giorno indicato, Huayna Cápac uscì in una portantina riccamente adornata dal palazzo di suo nonno Pachacutec, accompagnato dagli Apus Curaca o grandi signori del Collasuyu.
Nel frattempo, la ñusta chiamata Cusi Rimay partì in portantina dalle case di suo padre Túpac Yupanqui, scortata dai grandi signori del Chinchaysuyu, Cuntisuyu e Antisuyu. Non si conosce il motivo del privilegio della giovane di essere condotta dai membri dei tre suyu, mentre Huayna Cápac solo da quelli di uno. È possibile che si trattasse di una fanciulla di più alto rango sociale del suo futuro sposo.
Una volta divenuto unico signore, Huayna Cápac non si allontanò da Cusco su richiesta di sua madre Coya Mama Oclo che lo amava molto e temeva una lunga assenza del figlio. Per tale motivo inviò suo zio Guaman Achachi a visitare la lunga rotta del Chinchaysuyu fino all’estremo nord, mentre egli rimase a percorrere le località vicine a Cusco e al Collao.
Compito dell’Inca era di mantenere i possedimenti territoriali e continuare ad ampliare i suoi domini. Tuttavia, nelle regioni periferiche del Tahuantinsuyu, tanto in Cile come nell’attuale Ecuador, località più lontane dai centri di antiche culture, non esisteva la tradizione delle reciprocità che aveva facilitato l’espansione dello Stato. Popolazioni come i chincha si sommettevano di buon grado all’impero perché non volevano perdere i propri commerci di lunga distanza.
Durante le successive assenze dalla sua capitale, Huayna Cápac si diresse al sud, verso le terre dei Charcas, a Cochabamba e Pocona, proseguendo per Coquimbo e Copiapó.
Secondo Cieza de León, l’Inca spese dodici lune pacificando la regione ed edificando cammini e fortezze. La sua permanenza fu interrotta dalle notizie di ribellione a Quito, Pastos e Huancavila che obbligarono il sovrano a ritornare a Cusco e riunire gli eserciti.
Ogni spedizione dell’Inca esigeva una preparazione speciale, infatti occorreva riunire la mita guerriera, convocare i curaca per chiedere soldati, approntare i viveri, le armi ed effettuare sacrifici umani per avere il favore degli dei. Non potevano mancare nemmeno le cene pubbliche per rafforzare i legami di reciprocità fra l’Inca, i capi delle macroetnie e i signori del regno.
Infine, Huayna Cápac si mise in marcia con un numeroso seguito di capi, signori e truppe che si andava ingrossando lungo il cammino. Probabilmente, i curaca delle varie località pulivano il cammino al passaggio del sovrano per rendergli la mocha (omaggio) e manifestare obbedienza.
Durante la sua permanenza a Cajamarca, Huayna Cápac si diresse a Chachapoyas dove i capi si erano ribellati e rifugiati in una fortezza. Dopo essere stati sconfitti, numerosi chachapoya furono inviati a Cusco in qualità di mitmaes dove ancora si trovavano durante il viceregno del Perù. Quindi l’Inca proseguì il suo cammino fino ad arrivare a Surampalli, in terra cañari, in Ecuador, sua patria natale alla quale cambiò nome con quello di Tumibamba (l’odierna Cuenca n.d.t.) che corrispondeva a quello della sua panaca o ayllu reale.
Spedizione a Raura Huayna
Cápac trascorse molti anni al nord dei suoi domini ed è possibile, essendo nato a Tumibamba, che preferisse risiedere lì invece che a Cusco. Inoltre, numerose furono le guerre contro i diversi gruppi etnici della regione che doveva dominare.
Durante uno dei suoi scontri contro i carangue e i cayambis, gli indigeni si rifugiarono in una fortezza e nell’impeto dello scontro gli inca lasciarono cadere Huayna Cápac dalla sua portantina e il re sarebbe perito se non fosse stato per due nobili che lo soccorsero. In segno di protesta, l’Inca entrò a Tumibamba a piedi.
Trascorso del tempo da questi fatti, giunse la notizia dell’arrivo di nuovi rinforzi da Cusco. Alla testa dell’esercito stava il generale Mihi che, per il suo alto rango, portava con sé l'emblema Huanacauri.
Huayna Cápac, dimenticando la tradizione della reciprocità, ordinò al generale di entrare immediatamente nella lotta. Indignato e profondamente ferito, Mihi decise di tornare a Cusco. Avvisato Huayna Cápac della condotta del generale, ordinò che gli fossero inviati grandi regali come voleva l’antica tradizione. Soddisfatto, Mihi tornò con i suoi eserciti, andò in battaglia e ne uscì vittorioso. Questo episodio illustra la differenza fra la mentalità andina e l’europea. In Europa, l’attitudine di Mihi sarebbe stata considerata tradimento, ma nelle Ande l’Inca era caduto in fallo per non aver ottemperato alla reciprocità.
Dopo molti anni giunse da Cusco la notizia della morte di molti parenti dell’Inca e con questa nuova Huayna Cápac si diresse a Quito per preparare il suo ritorno nella capitale. Tuttavia, si ammalò gravemente e si coprì di pustole. Sentendosi morire, chiamò i sacerdoti per designare come suo erede Ninan Cuyuchi, però quando i dignitari cercarono il principe lo trovarono morto.
Nel mentre, il sacerdote del sole chiamato Cusi Topa Yupanqui realizzava la cerimonia della calpa per leggere la sorte dei designati attraverso il sacrificio di una lama bianca. Tanto per Ninan Cuyuchi come per Huascar, l’altro pretendente al trono, gli auguri furono sfavorevoli.
A causa dell’incertezza della situazione, la coya Mama Raura, consigliata dal sommo sacerdote, partì per Cusco al fine di perorare la nomina di suo figlio Huascar. I nobili decisero di mantenere nascosta la morte dell’Inca per evitare possibili ribellioni e dopo averne mummificato il corpo, lo trasportarono come se fosse vivo. Mentre la corte avanzava lentamente verso il sud, Atahualpa, che era rimasto a Tumibamba, cercò di mantenere il segreto assieme ai generali che custodivano il paese per prevenire possibili sollevazioni da parte degli indigeni locali.
