Gli INCAS (nona parte)
GLI INCAS: Amministrazione 1
di María Rostworowski Tovar
Si ringrazia Perù Cultural per la concessione dell'autorizzazione.
Traduzione di Gabriele Poli

Elite
La società Andina era divisa in gerarchie.
Comprendeva, nella scala inferiore, gli hatun runa cioè l’uomo comune (del “comùn” ) e immediatamente al di sopra veniva una vasta gamma di “signori”.
Durante il governo di Tùpac Yupanqui, il sovrano ordinò la divisione della popolazione in un sistema decimale. Il primo gruppo era formato da dieci uomini del “comùn” o “chunga” (dieci) capeggiati da uno di loro; dieci di questi piccoli gruppi componevano una pachaca (cento individui) con il proprio capo; dieci pachacas formavano una guaranga (mille uomini) anch'essa con il loro “signore”.
Varie guarangas della stessa composizione etnica si univano in una macroetnia o gran signoria con i propri miti di origine, le proprie tradizioni, abitudini e lingua. Queste macroetnie, furono chiamate dagli spagnoli semplicemente “province” senza specificare l’area geografica di appartenenza. Così sappiamo per esempio che esisteva il signore della sette guarangas di Cajamarca, la settima era formata da tutta una guaranga di mitimaes di diverse provenienze; i mitimaes erano le popolazioni assoggettate dagli incas e spostate in altre regioni allo scopo di impedirne la ribellione, oppure popolazioni fedeli al sovrano spostate in altre località per istruire gli indigeni alle leggi inca.
Questo sistema aveva il grande vantaggio di permettere la contabilità permanente della popolazione, necessaria per conoscere, da una parte i luoghi densamente popolati da dove si poteva ottenere personale per formare gli eserciti, e da un’altra parte si poteva supplire alla scarsità di mano d’opera, per coloro che ne avevano bisogno, con i mitimaes.
La contabilità veniva fatta grazie ai quipus, che erano delle cordicelle di distinti colori, lunghe e coperte di nodi che venivano maneggiate da specialisti chiamati quipucamayocs.
Alla testa della macroetnia si ubicava il Hatun Curaca o gran signore che a sua volta governava i vari signori di guaranga (mille) e così i capi che si susseguivano nella scala sociale.
Or bene, in tutto il Tahuantinsuyo i signori erano duali, uno per la metà di sopra e un altro per la metà di sotto.
Con la formazione dello stato Inca, furono creati i curacas (paniaguados), servitori del sovrano oppure persone che egli desiderava premiare. Un esempio di questi erano i due curacas della piccola signoria di Lima al tempo della fondazione spagnola della Città dei Re. Il primo si chiamava Taulichusco e apparteneva alla categoria dei yana, ossia di servitore di Mamma Vilo, sposa secondaria di Huayna Càpac; il secondo capo, Caxapaxa, abitava nel Cusco ed era yana di Huayna Càpac. Agli incas piaceva avere nella capitale uno dei capi duali per controllare i signori in caso di ribellione.
Queste grandi signorie o macroetnie furono sciolte molto presto per creare il sistema di “incarichi coloniali”.
Oltre ai signori che governavano le grandi signorie, lo stato abbisognava di un grande numero di dignitari per amministrare il governo. Si trattava di amministratori, giudici, controllori, Apos, o capi che andavano per le “province” scegliendo le donzelle per le Aclla Huasi (casa delle prescelte). Molti dei personaggi che avevano un ruolo nell'amministrazione di tale grande stato erano membri delle panacas o degli Ayllu custodi.
Una categoria a parte fu quella dei quipucamayocs o contatori statali, che riportavano nei quipus le cifre della popolazione e anche le scorte immagazzinate nei depositi governativi. Visto che nell’impero Inca l’uso del denaro era sconosciuto, i depositi dei beni manifatturati e di sostentamento rappresentavano la ricchezza dello stato. Con questi beni l’inca poteva dimostrarsi generoso e il governo faceva fronte ai riti della reciprocità.
Un altro funzionario importante era il sorvegliante delle strade e dei ponti che controllava che la gente mantenesse in buono stato la rete stradale.
I Sacerdoti
Dopo i vari signori e le amministrazioni, molto importanti erano i sacerdoti. Ve n’erano di diverse categorie, ma il più importante era il Sommo Sacerdote del Sole (Willac Umu n.d.t.), che era sempre un parente vicino all’Inca.
La Composizione Sociale del Tahuantinsuyo
Nell’ambito Andino esisteva una grande passione per gli oracoli e si prevedeva il futuro in diverse maniere. Nessun atto importante era realizzato senza prima eseguire una consulta. Si trattava di estrarre il cuore palpitante di un camelide e di leggere in esso gli auguri.
Gli informatori di Avila narrano di un augurio sulla fine dell’adorazione del dio Pariacaca, un imponente vulcano della zona di Huarochiri. Per onorare codesta huaca (tempio di un idolo, oppure lo stesso idolo) si formò un gruppo di sacerdoti di Hanan yauyos dediti al suo culto, e un giorno, mentre erano riuniti leggendo i visceri di un lama sacrificato, uno di loro esclamò “Che disgrazia! Gli auguri sono nefasti. Fratelli, il nostro padre Pariacaca sarà abbandonato!”
Furibondi, gli altri lo insultarono, però, pochi giorni dopo si seppe degli insuccessi di Cajamarca e i sacerdoti si dispersero e ritornarono ai propri ayllus.
Fra i sacerdoti c’erano coloro che parlavano con le huacas, e coloro che parlavano con i defunti. C’erano anche coloro che prevedevano il futuro servendosi dei grani di mais, delle foglie di coca o con i ragni neri e pelosi che venivano rinchiusi nelle ossa umane vuote; per conoscere l’avvenire, aprivano le ossa e a seconda del modo in cui cadevano i ragni e se si spezzavano gli arti oppure no, i sacerdoti riuscivano a pronosticare il futuro.
I Mercanti
Sulla costa Andina esisteva una classe sociale dedita al commercio o all'interscambio. Questi furono soprannominati dagli spagnoli come “mercanti a modo degli indios” perché non usavano denaro.
Nella signoria di Chincha, questi “mercanti a modo degli indios” formavano una classe a parte, composta da sei mila persone. Essi mantenevano un interscambio in due modi, una rotta del nord che si effettuava con zattere fino a Puerto Viejo e Mantas nell’ attuale Ecuador, e una via terrestre con mandrie di camelidi fino all’altopiano e al Cusco.
Questi commercianti portavano rame per l’interscambio marittimo con il nord e al loro ritorno portavano mullu, conchiglie rosse (Spondylus) provenienti dalle tiepide acque dei mari settentrionali. L’importanza della Spondylus consisteva nell’essere la preferita delle huacas e degli dei; si usava per i riti propiziatori delle piogge. Gli archeologi hanno trovato Spondylus sin dalla epoca Chavín di Huántar, vale a dire sin dai tempi molto anteriori all’interscambio tardivo del quale stiamo trattando.
“I Mercanti” non solo prosperavano a Chincha. Nel nord c’erano di due categorie sociali. Da una parte esisteva, il commercio di pesce secco e salato realizzato da gruppi di pescatori specializzati in questi lavori. Operavano lo scambio nella propria valle e l’eccedenza la portavano alla sierra contigua. Il secondo livello di “mercanti” apparteneva ai “signori” che non possedevano terra né acqua – così affermavano - e si occupavano di mantenere il commercio che consisteva nell’abbigliamento di lana, chincaglierie, cotone, fagioli, pesce e altre cose. I capi più modesti commerciavano il sale.
LE CLASSI POPOLARI
Gli Artigiani
Sulla costa, gli artigiani avevano una situazione speciale, giacché lavoravano solo nel proprio ambito. Nella sierra, al contrario, non smettevano di occuparsi dell’agricoltura. La caratteristica yunga ossia della costa era la specializzazione lavorativa.
Con il trascorrere del tempo, il governo ebbe necessità di accedere ad un maggior numero di oggetti sacri, fatto che richiedeva una dedizione esclusiva di artisti esperti. Per questo motivo si procedeva a mandare a Cusco e ai principali centri amministrativi gruppi di ayllus di artigiani con il proposito di soddisfare le richieste statali. I più sollecitati furono gli argentieri oppure gli orefici della costa, così troviamo nel Cusco ayllus originari di Ica, Chincha, Pachacámac, Chimù e Huancavilca o dell’Ecuador.
Altri artigiani richiesti furono i ceramisti e i pittori di manti della costa. Nel 1566 li troviamo sulla costa del paese sollecitando autorizzazioni per andare di paese in paese esercitando il loro mestiere.
