Gli INCAS (dodicesima parte)
Tecnologia 1
di María Rostworowski Tovar
Si ringrazia Perù Cultural per la concessione dell'autorizzazione.
Traduzione di Gabriele Poli

Visione etnostorica
La millenaria cultura del Perù è frutto di profonde conoscenze empiriche e di una lunga e minuziosa osservazione. Il merito degli incas fu di aver usato e applicato antiche conoscenze, tradizioni e scoperte dell’uomo andino dei secoli passati e aver loro dato un uso adeguato per soddisfare le necessità dell’immenso Stato.
È sorprendente come fu applicato il sistema organizzativo inca in un territorio che comprendeva buona parte del continente sudamericano sul versante del Pacifico. Tutto fu fatto senza contare sulla scrittura, cosicché la trasmissione della tecnologia applicata dovette essere orale e pratica. Lo Stato Inca basava il suo ingranaggio socioeconomico sulla reciprocità simmetrica e asimmetrica, sulla distribuzione delle risorse e sul baratto, quest’ultimo specialmente fra i gruppi etnici costieri.
La domanda che sorge è: “Come uno Stato poteva essere tanto organizzato se non possedeva alcun tipo di scrittura per le statistiche, indispensabili per l’economia?”
I quipus
Devo segnalare che nei quipus si annodavano solo i risultati delle operazioni matematiche realizzate antecedentemente negli abachi o yupana. Gli abachi potevano essere di pietra intagliata o di creta. Entrambi avevano caselle che corrispondevano alle unità decimali e si contava con l’aiuto di pietruzze o grani di mais.
I quipu formavano un sistema tecnico mnemonico mediante il quale si registrava l’informazione necessaria. Poteva trattarsi di notizie di censo, di ammontare di prodotti e di sussistenze conservate nei depositi statali. I cronisti menzionano anche quipus con notizie storiche, ma non si è ancora scoperto come funzionassero (per tale ragione si ritiene che con molta probabilità esistessero anche quipu fonetici, un tipo di scrittura, quindi, anche se non ancora conosciuta. N.d.t.).
Nell’impero, personale specializzato utilizzava le corde e il quipucamayo maggiore era responsabile delle corde di tutta una regione o suyu.
I quipus si continuano a usare come strumenti tecnico mnemonici nei villaggi indigeni dove servono per registrare i prodotti dei raccolti e gli animali delle comunità.
L’agricoltura
La più grande preoccupazione degli abitanti dell’ambito andino preistorico fu ottenere la maggior produzione agricola possibile. La configurazione del paese fu un costante problema per la popolazione che doveva vincere vasti deserti costieri, gole rovinose nella sierra, altopiani estesi coperti di ichu, vegetale tipico delle grandi altitudini e foreste ostili. Per ognuno di quei medio ambienti tanto diversi gli uni dagli altri, dovettero ideare tecniche appropriate di coltivazione e approvvigionamento.
Gli abitanti delle Ande riuscirono a superare le difficoltà circostanti grazie al loro ingegno. Sulle pendici delle gole approntarono sofisticati andenes (terrazzamenti. N.d.t.), lungo la costa e nella sierra costruirono canali idraulici e sugli altopiani desolati usarono gli waru-waru (bacini idrici n.d.t.) e le lagune per aumentare l’umidità. Così, nonostante quei medio ambienti tanto duri e difficili, l’inventiva dell’uomo riuscì a fare delle Ande uno dei centri mondiali di maggior importanza per l’acclimatazione di piante utili all’uomo, incluse le piante commestibili e quelle necessarie per curare le malattie.
Gli strumenti musicali
La musica costituisce una parte importante nella vita dell’antico peruviano, le più diverse fasi dello sviluppo dei suoi abitanti si accompagnavano a musica allegra o triste, solenne o festiva. Ogni regione e ogni occasione aveva i propri canti e balli che non si potevano troncare né cambiare.
Una caratteristica inca fu l’esecuzione di musica durante i lavori agricoli in terre dello Stato, con la quale convertivano i duri lavori del campo in amene riunioni.
Gli strumenti musicali impiegati nelle manifestazioni corporali erano diversi a seconda delle danze che si interpretavano, dei componenti, delle regioni o dei motivi delle celebrazioni.
I flauti erano fra gli strumenti più popolari. Le quenas in generale, erano confezionate con ossa umane, mentre altri flauti erano di argilla, argento o, i più comuni, di canna.
Fra questi, spiccavano i sikus di canna e ogni strumento è diviso in due metà con toni complementari e suonati da un paio di strumenti. Per formare una melodia è necessario che ambo gli strumenti suonino alternativamente quando è il loro turno e inoltre in forma simultanea con gli altri registri.
Le antaras o flauti di Pan erano di ceramica a nove tubi uniti, quelle di canna erano unite da fini lacci.
In quanto alle trombe scoperte nelle tombe della costa, appartenevano a uno dei tributi dei signori yunga. Con frequenza si rinvengono rotti, visto che la loro distruzione è parte del rituale funerario..
La conchiglia marina o Strombus si rappresentò sin dall’epoca di Chavín de Huántar e in quechua si chiama huayllaquepa. La voce pututu con la quale si definisce attualmente, proviene dai Carabi e fu importata dagli spagnoli, come le parole mais, chicha e ají, fra le altre. Si tratta di un adattamento di Fututo, visto che non esiste in quechua la lettera “f”.
Uno strumento musicale base fu il tamburo. Questo poteva essere di diversi grandezze e suoni e si utilizzava per segnare il ritmo nelle danze e nei balli collettivi. Ve ne erano di piccoli, illustrati da Guaman Poma e che erano suonati dalle donne; di grandi, che erano confezionati con pelle di puma o giaguaro e chiamati puma tinya e finalmente, i runa tinya, confezionati con pelle umana.
Il passo si marcava anche con sonagli d’argento o contenitori di semi che si attaccavano alle gambe dei danzatori. Nella cultura moche, i grandi signori o gli dei usavano appesi alla cinta grandi sonagli d’oro, come quelli del Señor de Sipán.
Fra i gruppi contadini e in certe festività o celebrazioni, si soffiava nelle teste seccate di cervi come se fossero flauti e marcavano con quelle i passi dei danzatori.
La ceramica
La fabbricazione della ceramica segnò uno sviluppo cruciale delle culture preispaniche. La lavorazione più antica che si conosce appartiene alla regione di Valdivia (attuale Ecuador) e data più o meno il 2.500 a.C. Numerosi sono i periodi, le tecniche, le forme e le decorazioni delle ceramiche, la qual cosa permette agli archeologi di stabilire cronologie importanti per osservare il loro sviluppo. Tuttavia, poco è ciò che si sa sulla fabbricazione dei manufatti in sé. L’impiego del tornio era sconosciuto e al suo posto si usavano stampi.
La ceramica del Perù fu, senza orma di dubbio, la più bella e fine di tutta l’America del Sud e forse di tutto il continente. Quella di Chavín de Huántar meraviglia per la perfezione dei suoi pezzi dove non appaiono le titubanze degli inizi, ma fanno mostra di gran bellezza nelle loro forme e nella cottura. Fra i differenti stili che sorsero, si distinguono da nord a sud il gusto artistico mochica e nella sua fase V, la ricca iconografia rappresentante divinità, signori, sacerdoti e guerrieri lussuosamente abbigliati.
Recuay ha un marcato interesse per scene di personaggi a busto, mentre la zona centrale di Lima offre una ceramica di pasta fine dal brillante color arancio. Più a sud, dapprima Paracas con la sua ceramica incisa dipinta dopo cottura e poi Nasca che, attraverso le sue numerose fasi, evidenzia una pasta molto fine e dai grandi colori nei suoi disegni.
Nella sierra, Wari esibisce grandi tini cerimoniali con rappresentazioni di piante alimentari che manifestano una preoccupazione per la sussistenza; i suoi personaggi lussuosamente vestiti mostrano visi dipinti. Lo stile Wari costiero presso Pisco, ritrovato dall’archeologa Martha Anders, presenta personaggi soprattutto femminili o puma dai cui corpi emergono le piante utili all’uomo.
In epoca molto posteriore, la ceramica Chancay, nella costa nord occidentale, si distingue per un pasta grezza, di soli due colori, che in cambio mostra grande eleganza e sobrietà. Ci chiediamo se si debba a un retaggio di stili anteriori e a una azzardata riforma “moderna” della sua ceramica.
Per ultimo, la ceramica inca differente da tutti gli stili antecedenti, insiste in disegni geometrici con un marcato gusto per toni e gamme di marrone e seppia.
