Gli INCAS (decima parte)
Amministrazione 2
Decima parte
di María Rostworowski Tovar
Si ringrazia Perù Cultural per la concessione dell'autorizzazione.
Traduzione di Gabriele Poli

Gli Hatun Runa
Erano gli uomini comuni. Formavano la grande massa della popolazione andina. La maggioranza di essi eseguiva lavori agricoli, sia nei propri orti, sia in quelli dei signori o dello stato. Fra di loro si sceglievano gli uomini per la mita (arruolamento obbligatorio) guerriera e per i diversi lavori governativi come per esempio la costruzione di strade, ponti ed edifici.
I Pescatori
Abitavano sul litorale formando una classe sociale diversa e a parte dagli agricoltori. Vivevano nelle loro piccole cale e porti, nelle vicinanze delle lagune della costa che in quella epoca esistevano in tutte le valli. Nell’ambito andino non esistevano le spiagge, cosi come in Europa, aperte a tutti, ma ogni ayllu disponeva di una zona del litorale che gli apparteneva.
I pescatori non possedevano terre coltivabili, fatto che non impediva loro di mantenere una stretta relazione con i popoli dei coltivatori, e si trovavano subordinati ai grandi signori delle valli.
I Mitmaes
Furono gruppi inviati assieme alle loro famiglie e ai propri capi etnici in differenti località, con il proposito di compiere lavori diversi. Certuni difendevano le frontiere, mentre altri coltivavano la terra, là dove mancava la forza lavorativa, come fecero le quattordicimila persone inviate da Huayna Cápac a Cochabamba. La grande varietà di compiti affidati ai mitimaes poteva dimostrare fiducia da parte del sovrano e costituire motivo di distinzione oppure essere una misura inflitta alle etnie che si meritavano un’azione punitiva. C’erano infine mitimaes incaricati di opere religiose che onoravano e servivano i santuari più importanti.
Gli Yanas
Non si può usare il termine schiavo per riferirsi agli yanas, giacché formavano parte di una complessa categoria dentro il contesto sociale andino. Al contrario di ciò che succedeva ai mitimaes, perdevano ogni comunicazione con i propri ayllus di origine. Per l’Inca, gli yanas rappresentavano la forza lavoratrice che non era richiesta per mezzo delle antiche abitudini della reciprocità. Esistevano curacas o signori con status di yana ossia di servitori direttamente sotto il comando dell’Inca e della sua sposa.
Le Mamaconas
Erano la controparte femminile degli yanas. Le giovani erano strappate dai loro luoghi di origine per andare ad abitare nelle Aclla Huasi, le Case delle Prescelte. Il loro compito principale era occuparsi dei lavori tessili e preparare le bibite per i riti e le cerimonie. Ve n’erano di diverse categorie, le sorelle o figlie dell’Inca servivano il culto solare e godevano di privilegi; altre, venivano scelte come spose secondarie del sovrano o per essere consegnate ai signori e capi che l’Inca desiderava ingraziarsi. Finalmente c’erano le cantanti, coloro che animavano le feste e le riunioni.
I Centri Amministrativi
Dovuto al suo grande sviluppo ed espansione, lo stato inca necessitò di centri amministrativi per la sua organizzazione socio-economica.
In questi centri amministrativi si celebravano i riti e le cerimonie della reciprocità e si immagazzinavano i raccolti delle terre chiamate dell’Inca e i prodotti confezionati dalle diverse etnie. La reciprocità era, in effetti, il principale ingranaggio e la base dell’organizzazione di un paese che non conosceva l’impiego del denaro. Agli inizi dell’impero inca, l’allora curaca di Cusco si riuniva nella piazza di Aucaypata con i signori vicini e dopo aver celebrato l’incontro con feste e pranzi pubblici, l’Inca offriva loro regali e intercambiavano le donne per creare forme di parentela. Solo dopo questi doni l’Inca esprimeva la sua “preghiera” ai signori affinché eseguissero con le loro popolazioni diversi lavori comunitari o procurassero soldati per l’esercito. Con il medesimo procedimento si trattava con i comandanti etnici affinché si annettessero allo Stato senza necessità di guerre.
Il sistema permise la rapida crescita e l’espansione del Tahuantinsuyo, ma al tempo stesso provocò una certa fragilità alle sue basi perché era sufficiente che i signori etnici accettassero la “preghiera” di un altro personaggio per annullare la reciprocità con il precedente. Con lo sviluppo del potere del sovrano, l’Inca non ebbe più la possibilità di riunirsi con i curaca a Cusco e per questo ebbe la necessità di edificare città nel paese, in rappresentanza dell’Inca con le autorità andine. I centri si caratterizzavano per possedere una piazza principale di eccezionali dimensioni e per numerosi depositi dove immagazzinare prodotti.
Huánuco Pampa
Huánuco Pampa, località studiata da Craig Morris, è il migliore e maggiore rappresentante dei centri amministrativi inca. Il sito copre un’area di 2 km quadrati, possiede fra tremilacinquecento e quattromila strutture visibili e fu edificato in terra vergine durante la prima metà del secolo XV.
La sua piazza principale misura cinquecentocinquanta metri per trecentocinquanta, un’enorme estensione con un imponente ushnu (piccola struttura nel mezzo di una piazza che serviva da trono per l’Inca durante particolari cerimonie). Dalla piazza partono strade, la più importante delle quali è la ruta troncal che univa Cusco con Quito e il cammino divideva in due metà la città, in Hanan –sopra- e Hurin –sotto-. Altre due strade suddividevano il complesso in quattro settori o quartieri e si relazionavano con il tipico frazionamento dello spazio, indispensabile per il sistema organizzativo inca.
Una caratteristica dei centri amministrativi è l’elevato numero di depositi per la conservazione delle derrate non necessariamente originarie della zona, ma anche importate da località a volte molto lontane. Numerosi documenti di archivi procedenti dalla costa centrale indicano che i prodotti erano trasportati sia a Cusco sia a Huánuco Pampa. In quest’ultimo centro esistevano oltre duemila depositi.
Altri centri
La maggioranza dei centri amministrativi era situata a lato della via principale della sierra che univa Cusco con Quito.
Al sud, i costruttori inca optarono per utilizzare edifici esistenti, limitandosi a ristrutturarli. Località come il santuario del Sole nell’isola del lago Titicaca e quello della Luna nell’isola di Coata erano centri religiosi importanti e servivano anche da amministrativi, come il Recinto del Giorno a Pachacamac.
Lungo la rotta del Chinchaysuyu, Vilcas Huáman –nell’attuale provincia di Sangallo, Ayacucho- fu un centro importante.
In Ecuador, Tumibamba fu, agli inizi, solo uno di quei centri. Tuttavia, acquisì importanza durante il governo di Huayna Cápac il quale, per esservi nato, la trasformò in città e la abbellì. Risplendeva il tempio di Mullu Cancha (giardino della conchiglia spondylus n.d.t.) le cui pareti furono rivestite con conchiglie rosse di Spondylus dall’alto valore religioso.
Nella costa centrale, il Santuario di Pachacamac fu un altro centro amministrativo e più a sud, Tambo Colorado; Humay, Pisco fu edificato con il medesimo fine, ma purtroppo non è stato studiato a fondo dagli archeologi come si meriterebbe per il suo stato di conservazione.
I modelli economici
Nel trattare i modelli economici nel Perù preispanico dobbiamo tener conto che il paese non era organizzato per l’istituzione del mercato e non conosceva l’uso del denaro.
Il modello inca è stato definito come distributivo grazie alle funzioni che compiva il governo stesso, dal momento che gran parte della produzione era accaparrata dallo Stato, il quale a sua volta distribuiva secondo i suoi obblighi e i suoi interessi.
Nelle società dominate dalla distribuzione, la produzione e la ripartizione di beni si organizza in funzione di un centro –sia esso un capo, un signore, un tempio o un despota- lo stesso che raccoglie i prodotti, li accumula e li distribuisce per retribuire i suoi agenti, assicurarsi il mantenimento e la difesa dei servizi comuni e per conservare l’ordine sociale e politico. Per molti anni si disquisì e considerò l’organizzazione Inca come la materializzazione di un’utopia ammirata dagli europei. Si riteneva che l’immagazzinamento dei prodotti di ogni tipo avesse per oggetto fini umanitari. Questo apprezzamento dimostra solo un’incomprensione dei meccanismi economici dello Stato.
Gran parte della distribuzione era consumata dal sistema della reciprocità, per il quale il governo si vedeva obbligato costantemente a rinnovare le grandi “donazioni” alle diverse signorie, ai comandanti militari, alle huacas (templi n.d.t.), fra gli altri.
La sierra sud
Gli inizi dello studio dell’economia serrana sono stati eseguiti da John Murra, secondo il quale, per ottenere prodotti dai diversi medio ambienti, gli indigeni si valsero del sistema di enclavi. Il nucleo serrano controllava, per mezzo di colonie multietniche, zone situate in differenti microclimi lontani gli uni dagli altri. Sottolineiamo la parola lontani per segnalare che quegli enclavi si trovavano a vari giorni di cammino dal nucleo centrale, come ad esempio gli enclavi dell’altipiano che dominavano quelli situati nella costa o nella selva. Il problema che sorge è il modo come iniziarono questi enclavi e attraverso quali documenti giungiamo alla conclusione che erano dovuti a previa conquista. Nel litorale meridionale è possibile che gli abitanti delle montagne non incontrassero nella costa un’egemonia yunga (così erano chiamati gli abitanti di quella zona n.d.t.) sufficientemente potente e organizzata per respingere qualsiasi attacco della gente della cordigliera.
La sierra centrale
Una situazione molto diversa da quella dell’altipiano sud esisteva nella cordigliera marittima centrale nell’antico Perù. Le condizioni del medio ambiente erano totalmente differenti e fecero sì che gli indigeni cercassero il proprio modello.
L’informazione la ottenemmo grazie ad alcuni documenti del 1549 e del 1532 della zona di Canta, provincia di Lima, quando l’apparato organizzativo indigeno ancora funzionava. Il terreno nella zona di Canta è molto vario e gode di climi differenti a una distanza relativamente breve, la qual cosa permette di produrre risorse di tipo diverso. Spieghiamo la sua organizzazione originale che presenta una nuova situazione.
La Signoria di Canta comprendeva otto ayllus e per lavorare coltivazioni situate a diversi livelli ecologici distanti gli uni dagli altri uno o due giorni di marcia, idearono un lavoro comunale degli otto ayllus, rotativo e stagionale. Quando compivano lavori comunali, passavano da un luogo all’altro con l’obiettivo di realizzare determinati lavori agricoli. Questa transumanza limitata li portò a possedere, oltre ai loro villaggi permanenti, alcune borgate comuni abitate temporaneamente mentre compivano le proprie incombenze nella zona, per esempio quando si dirigevano sulla puna a seminare e a raccogliere una pianta delle grandi altitudini chiamata maca (Lepidium meyenii) o a realizzare la tosatura delle greggi di camelidi. In altra epoca dell’anno scendevano alla regione chaupi yunga o costa media, alle piantagioni di coca o di mais. Anche per la confezione di oggetti necessari alla comunità impiegarono questo sistema rotativo, come per i tessuti, l’elaborazione di ceramiche, la fabbricazione di ojotas (scarpe andine) o la preparazione del charqui, carne secca e disidratata.
Il modello economico della costa; la specializzazione lavorativa
Abbiamo visto che l’organizzazione economica della sierra aveva una necessaria relazione con il medio ambiente proprio delle gole andine e dei tavolieri dell’altipiano. È naturale che la differente geografia della costa producesse un modello economico diverso.
La zona yunga, nonostante i suoi estesi deserti, era una regione ricca in risorse naturali. La sua maggiore fonte di benessere proveniva dal mare, un mare che era straordinariamente abbondante nella sua fauna ittica.
A differenza di altri luoghi del mondo, agli inizi della civilizzazione dell’antico Perù non vi fu necessità dell’agricoltura per la formazione di popolazioni numerose, né per la creazione di centri cerimoniali di rilievo (Mosley). Questa situazione di sviluppo grazie allo sfruttamento delle risorse del mare marcò il posteriore sviluppo della costa.
Così, sin dai primi tempi si stabilirono sulla costa due attività diverse, la pesca e l’agricoltura. Si formarono gruppi separati con propri capi e iniziò fra quelli uno scambio di prodotti. Tuttavia, i pescatori limitati alle proprie spiagge, alla calette e alle lagune costiere rimasero subordinati ai signori delle macroetnie degli agricoltori yunga.
La prima notizia sull’estensione del modello costiero di specificazione lavorativa che seguì la divisione fra pescatori e agricoltori, l’avemmo attraverso il documento di Chincha nominato più sopra, nel quale si segnala che la popolazione di trentamila maschi si divideva in diecimila pescatori, dodicimila contadini e seimila mercanti. L’evoluzione della società yunga seguì lo stesso modello e diede luogo a una diversificazione di compiti. Abbiamo così i tintori, i raccoglitori di sale, i carpentieri e i cuochi, fra gli altri, essendo i più prestigiosi gli argentieri. Gli incas approfittarono degli artigiani delle valli costiere per inviarli a Cusco a lavorare per lo Stato.
Un esempio delle usanze yunga erano i chicheros o fabbricanti di bibite, specialità riservata agli uomini della costa nord. Sulla sierra, le donne preparavano nelle loro dimore la bibita per la famiglia. Per le necessità dello Stato, le mamaconas (donne mature, incaricate fra l’altro del benessere delle vergini del Sole n.d.t.) erano le incaricate della sua produzione per il culto e le cerimonie dell’Inca. In cambio, lungo la costa si trattava di un compito maschile a dedicazione esclusiva.
Esisteva la proibizione costiera di occuparsi di altri compiti che non fosse il proprio, da qui sorse la necessità di un costante baratto a due livelli, uno interno alla signoria e l’altro rivolto all’esterno che a quel tempo era in mano a persone dedite solo al compito di mercanteggiare come i chinchani o i signori del nord.
L’intercambio si basava in equivalenze stabilite e non predominava l’idea mercantile del lucro. L’oro aveva solo valore estetico e per la sua bellezza lo offrivano alle proprie divinità, ai signori e ai sacerdoti.

