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Dall’Ecuador al Perù in fuoristrada

(da Quito a Lima)

Gabriele Poli

Tredicesimo giorno

 

Tra gli antichi siti dell’eterna primavera

Ricostruzione Signora de Cao

7 agosto 2008

Dopo i lunghi trasferimenti e le difficili strade dei giorni scorsi, oggi sarà una tranquilla giornata di visita, ma non certo per questo meno interessante.

   Trujillo, con i suoi settecentomila abitanti, dopo Lima e Arequipa è la terza città del Perù. “La città dell’eterna primavera” è l’appellativo meritatasi per il clima soleggiato e mite, per le belle spiagge e l’allegria dei suoi cittadini, sempre pronti, i fine settimana, a lanciarsi in danze sfrenate che durano notti intere.

Qui è nata La Marinera, un ballo dalla chiara derivazione spagnola, simile alla Sevillana andalusa e qui si tengono i più importanti concorsi di Caballos de Paso, i cavalli da sfilata e passeggio, rinomati in tutto il Perù.

Le piramidi Huaca del Sol e Huaca de la Luna

La città fu fondata nel 1535 da Diego de Almagro che le assegnò il nome di Trujillo per rendere omaggio al socio Francisco Pizarro, originario dell’omonima città in Estremadura. Ironia del destino, fu proprio un fratello di Pizarro che, in seguito, diede la morte ad Almagro.

   La città è un gioiello coloniale spagnolo, ma nelle immediate vicinanze sono innumerevoli i siti archeologici preinca, Moche e Chimú, che ci apprestiamo a visitare.

Una bella strada rimodernata di recente ci conduce alle famose piramidi, o Huacas, del Sol e della Luna. In effetti, solo la seconda è visitabile: la Huaca del Sol era probabilmente un palazzo che aveva funzione di sede amministrativa, invece la Huaca della Luna era di certo un tempio religioso dedicato al dio “decapitatore”, il Degollador, una divinità dalle sembianze feline, caratteristica comune a tutti gli dei andini.

Sacrifici umani

Qui si tenevano sacrifici umani propiziatori di buoni raccolti per la comunità ed era pure uno dei luoghi deputati ai singolar tenzoni fra paladini di diverse signorie moche.

   Al fine di dirimere le controversie fra i vari feudi, o semplicemente in particolari occasioni festive, i mochica organizzavano scontri fra i campioni delle differenti città; lo sconfitto, se sopravviveva,  era condotto sul piano alto della piramide dove veniva sgozzato e il sangue bevuto dal vincitore e dai sacerdoti.

   Il piazzale antistante Huaca della Luna è semivuoto: sono ancora troppo pochi i turisti che decidono di visitare il nord del Perù e questo, a mio giudizio, è un grave errore perché il settentrione peruviano è più ricco di storia rispetto al sud e i paesaggi, il patrimonio naturale, i costumi, le tradizioni non sono meno interessanti.

La piramide

Ci avviamo verso la scalinata che conduce alla sommità della piramide, scavalcando una famiglia di viringo, i cani nudi del Perù, che per nulla infastidita dalla nostra presenza si scalda crogiolandosi sotto i raggi del sole.

All’interno della huaca l’animazione è notevole; operai, archeologi e studenti lavorano con precisione, armati di scalpelli, pompette, pezze bagnate e tanta pazienza per ridare lustro ai magnifici affreschi di recente venuti alla luce. Come i miei compagni, rimango a bocca aperta, stupito dalla bellezza di dipinti e bassorilievi dei quali solo un anno fa non se ne conosceva l’esistenza.

Chan Chan, la città dei Chimú

A pochi chilometri di distanza,a ovest in direzione del mare, sorge un altro maestoso sito archeologico, la città di Chan Chan, appartenuta alla cultura Chimú (800-1425 d.C.), posteriore alla Moche (100 a.C.-750 d.C.).

   Il regno Chimor o Chimú prosperò lungo buona parte della costa nord del Perù, soccombendo agli incas nel 1425, quando il condottiero Tupac Yupanqui, futuro imperatore, tagliò i rifornimenti idrici alla capitale e, senza colpo ferire, sottomise l’intera nazione.

   Chan Chan è la città d’argilla più estesa al mondo, anche se la visita turistica è ristretta alla cosiddetta Cittadella Tshudi; la maggior parte dell’antica capitale chimú è, infatti, ancora abbandonata nelle mani dei tombaroli che la saccheggiano quotidianamente, alla ricerca di tesori.

Cittadella a rischio

La cittadella è impressionante per le sue mura intarsiate di disegni a rilievo e le piazze enormi, impossibili da fotografare nella loro interezza anche con l’uso di un buon grandangolo.

Chan Chan, tuttavia, è un sito archeologico a rischio, in quanto il famigerato Fenomeno del Niño circa ogni sette anni scatena la sua tempestosa potenza che deteriora – come sta accadendo in questi giorni – l’antica struttura. Nonostante il prodigarsi di archeologi, tecnici ed esperti, la possibilità che la cittadella chimú cada in completa rovina è reale, soprattutto a causa delle molto scarse risorse economiche stanziate dal governo e dalle istituzioni internazionali per la salvaguardia dei beni culturali.

Piantagioni estese e rum

Spingendosi per alcune decine di chilometri al nord di Trujillo, si attraversano estese piantagioni di canna da zucchero; si tratta del Fondo Cartavio, produttore di ottimo rum.

Oltre le alte canne, lungo uno sterrato che corre in direzione del mare, si giunge a un altro luogo sacro, ancora più antico dei precedenti.

   Ci troviamo nella valle di Chicama, dove sorge un complesso di piramidi a scaloni denominato Huaca Rajada. Una delle costruzioni, forse la più famosa, è Huaca El Brujo, cioè Piramide o Luogo Sacro dello Stregone. Il nome le è stato imposto alcuni anni fa, poco prima che iniziassero gli scavi archeologici, perché qui si tenevano riti segreti di stregoneria negli ultimi decenni.

La Señora de Cao

Di Huaca El Brujo ho un ricordo particolare: era il 2006 e mi trovavo sul posto nel preciso istante in cui fu aperta una sepoltura che, in seguito, avrebbe entusiasmato il mondo dell’archeologia. All’interno della tomba, infatti, fu rinvenuta la mummia intatta di una nobile, la Signora de Cao, e attorno a questa una ricca collezione di oggetti d’oro e d’argento. Una scoperta sensazionale, quindi e una grande fortuna per me, ma accadde un fatto insolito.

Scattai numerose foto da diverse angolazioni e tornai in città pensando all’interessante articolo che avrei scritto, corredato dalle prime immagini del ritrovamento.

Il furto

Durante tutti gli oltre quaranta viaggi in Perù, mai mi è stato sottratto alcunché, nemmeno un fazzoletto o un centesimo, quel giorno, invece, rientrato in albergo, posai la mia borsa sopra a una poltrona della hall assolutamente vuota, ritirai la chiave della stanza e…la borsa era sparita e con quella anche macchina fotografica e le foto.

Certo, si trattò di un furto con destrezza, ma, ripeto, non vi era anima viva nella sala. Il fatto m’inquietò, mi arrabbiai, ma alla fine preferii fantasticare e decisi che si trattava di una piccola vendetta da parte della Señora de Cao per essere stato presente al suo ritorno dall’oblio.

Immagini e cultura

Rientriamo a Trujillo arricchiti di immagini e di cultura. Trascorriamo la serata discutendo delle ricchezze ancora nascoste che di certo possiede questo grande e meraviglioso paese che è il Perù, sorseggiando una coppa di ottimo rum Cartavio.

Domani riprenderemo l’avventura, attraversando lande remote lungo strade impossibili.

                                                                                               Segue