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Dall’Ecuador al Perù in fuoristrada

(da Quito a Lima)

Gabriele Poli

Settimo giorno

Tombe reali di Sipán

Museo Tumbas Reales de Sipán

Oggi non avremo lunghi trasferimenti, ma il programma è intenso, infatti il dipartimento di Lambayeque, con capoluogo Chiclayo, è –come tutto il Perù, d’altronde- molto ricco di siti archeologici appartenuti a civiltà pre-inca.

Sempre più spesso in questa provincia si susseguono nuove scoperte, nuovi ritrovamenti che entusiasmano il mondo dell’archeologia internazionale.

   Qui, lungo la costa nord del Perù, raramente piove e anche stamane il cielo è sgombro da nubi, giornata ideale per sgambettare fra antiche rovine e splendidi  musei.

Siamo contenti perché, pur se il tragitto più difficile deve ancora iniziare, il viaggio sta procedendo bene, in linea con le nostre aspettative.

   Partiamo procedendo all’interno della desertica pianura che, tuttavia, nell’antichità tanto brulla non poteva essere, infatti gli abitanti di epoche passate erano ingegneri talmente abili da riuscire a convogliare le acque delle Ande sino a qui, avvalendosi di complicati acquedotti che nulla avevano da invidiare a quelli costruiti dai romani.

   Il primo sito archeologico che visitiamo è Sipán dove, nel 1987, l’archeologo peruviano Walter Alva scoprì una tomba intatta, non meno ricca di quella egiziana di Tutankhamon.

La sepoltura apparteneva a un importante dignitario della civiltà Moche o Mochica (200 a.C.-600 d.C.), denominato Señor de Sipán.

Il Signore di Sipán era uno dei tanti governatori delle provincie Moche.

I Mochica divisero i propri territori in molte Signorie, collegate tra loro, ma indipendenti per amministrazione commerciale e ordinamento politico. Per tale ragione, non erano rare le controversie fra principati che a volte erano risolte dalla diplomazia, ma spesso sfociavano in violente contese.

Tuttavia, a dimostrazione dell’alto grado di evoluzione culturale, i Moche non risolvevano i dissidi scatenando guerre senza senso che avrebbero solo contribuito a dilaniare la loro società.

Nell’impossibilità di soluzione pacifica dei contrasti, i Principi si affidavano a propri campioni che si sfidavano in singolar tenzone. Alla presenza della popolazione di entrambi i feudi antagonisti, i due guerrieri eletti a rappresentare le Signorie si scontravano armati di asce e mazze, combattendo fino a che uno dei due stramazzava stordito al suolo.

Lo sconfitto era successivamente giustiziato e il suo sangue bevuto in parte dai sacerdoti e in parte dal guerriero vincitore, non per dileggio, bensì per onorare le virtù del morto.

A quel punto i dissidi erano considerati risolti a favore della parte vittoriosa. La battaglia si mutava in festa e tutti, vincitori e vinti, partecipavano a solenni libagioni.

   Proseguiamo il cammino con la visita al piccolo ma interessante Museo di Sicán e, dopo un rilassante intermezzo gastronomico in una trattoria della cittadina di Lambayeque, giungiamo al Museo Tumbas Reales de Sipán, voluto e diretto dallo stesso scopritore della tomba, Walter Alva.

Il museo è una costruzione caratteristica, in tutto simile alle antiche piramidi Moche che in questi paraggi s’innalzavano duemila anni orsono.

L’entrata non è al pianterreno come di consueto; una rampa esterna conduce alla sommità della piramide da cui si entra in un ambiente in penombra, avvolto da antiche musiche. L’effetto è notevole: pare davvero di aver abbandonato in un attimo la realtà ed essere entrati in un tempo lontano, quasi mistico.

   Le quattro piattaforme della piramide-museo ospitano centinaia di oggetti d’oro e argento, ritrovati nella maggioranza dei casi nella tomba del Señor e in parte in altre due sepolture, quella del Vecchio Señor, di epoca antecedente, e del Gran Sacerdote.

Spesso durante l’anno buona parte della ricchissima collezione viaggia nel mondo, ospite di vari musei; questo comporta che non sempre sia possibile ammirare tutti gli oggetti, ma noi siamo fortunati. Solo un mese fa, parecchi reperti erano esposti al Museo di Berlino, tuttavia ora sono rientrati e possiamo felicemente godere dell’intera bellezza di queste opere d’arte raffinate.

(In Italia i reperti delle tombe di Sipán sono già venuti due volte, nel 2010 e nel 2022).

   Walter Alva, grazie anche alla scoperta delle tombe, è considerato uno dei più importanti archeologi al mondo e avere l’opportunità di incontrarlo sarebbe molto interessante, oltre che un onore. I suoi impegni non gli concedono molto spazio, fra conferenze e convegni in ogni luogo della terra, ma la fortuna non c’abbandona.

Alva è un amico sin da quando, nel 2005, lo incontrai per la prima volta durante un simposio organizzato presso il Castello Sforzesco di Milano e, l’anno successivo, ci accordammo per valutare la possibilità di scrivere assieme un romanzo storico sui Mochica.

Il progetto è ancora in fieri: ad Alva spetterà la raccolta delle informazioni, a me la stesura della storia.

Grazie a questa nostra amicizia e alla sua presenza al museo, abbiamo l’opportunità di incontrarlo.

Walter è felice di parlare del suo lavoro e i miei compagni di viaggio sono entusiasti, perché non è di tutti i giorni la possibilità di ascoltare una persona di tale spessore culturale.

   Il pomeriggio ci concede ancora qualche ora di luce che sfruttiamo visitando un altro importante sito archeologico.

La pianura di Túcume comprende decine di antiche huacas, o piramidi di adobe, i mattoni di paglia e argilla cotti al sole.

È impressionante la distesa di tombe, palazzi e templi, ma sconcertante è la quasi totale assenza di turisti. La cosa egoisticamente non ci dispiace, ma è un peccato che un sito di tale interesse e bellezza non sia stato ancora pubblicizzato in modo adeguato.

Saliamo con fatica una ripida collina, dalla quale ci riempiamo gli occhi con la splendida vista che spazia per chilometri all’intorno.

   Stanchi, ma allegri e soddisfatti, dopo una doccia calda ci tuffiamo in uno dei migliori ristoranti di Chiclayo, un vero gourmet dove assaporiamo pietanze degne dei migliori palati, innaffiate dall’ottimo Tacama Blanco, uno dei vini peruviani degni di menzione.

Un bicchierino di Pisco, l’acquavite peruviana, ci prepara per la notte, in vista del lungo viaggio che ci attende domani.

                                                                                               Segue