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Dall’Ecuador al Perù in fuoristrada

(da Quito a Lima)

Gabriele Poli

Dodicesimo giorno

 

Il Giaguaro Dorato e la Casa del Condor

Piscorunapumasimin

Ancora una volta, dalle Ande si scende all’oceano.

   Lasciamo Cajamarca di buon mattino in direzione della costa e di Trujillo, la terza città del Perù, dopo Lima e Arequipa. Nel salire in auto, tranquillizzo gli amici sulle condizioni della strada; la ricordo ottimamente asfaltata, ma le cose cambiano rapide qui in Perù.

Usciti dalla città, imbocchiamo la statale che degrada in direzione del Pacifico e quasi subito ritroviamo condizioni simili alla Panamericana dell’Ecuador: asfalto sì, ma costellato di buche asimmetriche, profonde anche mezzo metro.

La strada

Il manto stradale pare essere stato bombardato senza tregua per giorni da feroci squadriglie di cacciabombardieri.

Per oltre cento chilometri non avremo tregua. Il paesaggio, perlomeno, è incantevole. Procediamo quasi a passo d’uomo o poco più, sobbalzando, schivando, frenando e accelerando, mentre la natura ci mostra scenari sempre diversi: campi coltivati, boschi verdi, brulle colline, alte vette, valli profonde, fino al paese di Chilete.

La casa del Condor e il Giaguaro Dorato

Qui deviamo dalla via principale lungo uno sterrato che conduce al villaggio di San Pablo, nei pressi del quale si erge un antico centro abitato, Kuntur Huasi, la “Casa del Condor”.

Il sito archeologico rappresenta ancora oggi una sorta di enigma, in quanto è difficile spiegare la sua ubicazione in un luogo tanto remoto, lontano da ogni altro insediamento importante, almeno rispetto a quelli fino a ora scoperti.

Il Perù, infatti, è una terra che ogni anno rivela nuovi ed entusiasmanti ritrovamenti, un territorio che ancora nasconde tesori archeologici e storici notevoli…e anche ricchezze di valore inestimabile, come nel caso di “La Casa del Condor”.

Kuntur Huasi si trova sulla sommità di un colle e la sua antichità risale al 1100 a. C.!

Una delle ipotesi più verosimili è che il centro archeologico fosse stato edificato da popolazioni fuggite dalla costa a causa di qualche evento funesto, quali una catastrofe naturale o una guerra.

Qui sono stati scoperti gioielli, costruzioni, statue, tombe e oro, tanto oro.

Il piccolo museo ai piedi del monumento archeologico rappresenta per noi un’eccezionale scoperta: le teche conservano centinaia di oggetti d’oro, tessuti, sculture, tutti di pregevole fattura. Fra i pezzi che più attraggono la nostra attenzione, vi sono due teste di giaguaro d’oro, il metallo prezioso più antico d’America sinora scoperto.

Il giaguaro rappresenta la maggiore divinità dell’antico Perù, il simbolo della stella Sirio, la dimora celeste degli dei andini, il cui nome per quelle ancestrali popolazioni era Choquechinchay (Giaguaro Dorato).

Una scultura in pietra raffigura il dio; il suo nome, quasi uno scioglilingua, è Piscorunapumasimin, vale a dire uomo uccello dalla bocca di puma, o felino: il giaguaro!

Felino: divinità o demonio?

Tutte le civiltà del Perù, dalle più antiche fino agli Inca, adoravano il felino, simbolo di forza, astuzia e determinazione. Tuttavia, nel paese andino, fino a non molti anni orsono, era raro incontrare gatti: la maggioranza delle persone li temeva, li identificava con il male. Perché?

   A seguito dell’invasione spagnola, giunsero in Perù diversi ordini missionari per divulgare la Parola di Cristo.

Fra le molte buone azioni che i sacerdoti cattolici compirono, ve ne furono alcune devastanti, quali l’estirpazione delle idolatrie che, con il senno di oggi, significa distruzione di una civiltà.

Bruciarono i quipu, “libri” composti di corde e nodi, distrussero templi, ridussero in polvere statue, soppressero il culto agli dei andini, sostituendoli con i santi cristiani.

Compresero, inoltre, questi apostoli della fede, che per vincere la propria guerra di religione avrebbero dovuto estirpare alla radice ogni legame con il credo pagano, fondato sul culto del giaguaro o comunque del felino in generale.

La loro opera fu capillare e inculcarono nella popolazione ignorante il timore del demonio.

Chi era questo demonio?

Il felino, naturalmente. Ecco spiegato il motivo per cui in Perù il gatto era spesso allontanato e temuto: da essere divino fu mutato in demonio spaventoso.

Antonio Raimondi

Torniamo a sobbalzare fino alla pianura. Ora la strada che costeggia il mare è in buone condizioni e corriamo veloci in direzione di Trujillo, anche se lo scoppio di una gomma, per fortuna senza gravi conseguenze, ci costringe a fermarci qualche decina di minuti.

Lungo il tragitto attraversiamo il paese di San Pedro de Lloc, dove morì lo studioso italiano Antonio Raimondi, dimenticato in patria quanto famoso in Perù.

Raimondi combatté nelle Cinque Giornate di Milano del 1848, si trasferì in seguito nel paese andino che percorse in lungo e in largo durante tutto il resto della vita. Studiò la geografia del paese, la sua natura, i rilievi, scoprì importanti reperti archeologici e classificò fiori e piante fra cui quella che porta il suo nome, la Puya Raimondi, una bromeliacea che impiega cent’anni a fiorire. Lo scienziato italiano, inoltre, disegnò la più completa mappa geografica del Perù.

Huanchaco

Si fa sera, in lontananza s’intravedono le luci di Trujillo, ma non è ancora tempo per recarci in città.

Puntiamo dritti verso il mare e la bella località di Huanchaco, con i caballitos de totora, imbarcazioni monoposto di giunco, ancora oggi utilizzate dai pescatori che sfidano le alte onde dell’Oceano Pacifico.

Qui a Huanchaco, in un ristorantino che si affaccia sul mare, ci concediamo una deliziosa cena a base di pesce, granchi e altri succulenti frutti di mare. Trascorriamo la serata in allegria, condividiamo cibo e amicizia con tre bravi musicisti, cantando con loro, brindando tutti assieme, fino a che le luci del ristorante si spengono, la stanchezza ci avvolge e i fumi del vino consigliano di concederci all’abbraccio di Morfeo.

                                                                                               Segue