COM'È NATO IL MIO AMORE PER IL PERÙ
AMMALIATO DALLA MAGIA
Gabriele Poli

1981
Provo una sensazione strana, immotivata; un flusso magico mi accarezza la pelle, si insinua nel petto, nel cuore, nella testa.
“Caporale!” La guardia mi chiama per il cambio, ma la sua voce è solo un suono senza valore. Fra le mani ho la schedina con quelle due povere colonne. Povere? No, non ci credo! Controllo ancora una volta, intanto che sale l’adrenalina: 13!
“Messico, voglio andare in Messico!” “Mi dispiace, ma per altri due mesi, almeno, non c’è un posto libero, i voli sono tutti completi”. “Se vuoi, fra tre giorni c’è un posto per il Perù…” abbozza la ragazza. “Lo prendo!” Del Perù non so quasi nulla, solo vaghi ricordi di una civiltà d’oro, ma non fa niente. Se non può essere Messico, sarà Perù. D’altronde, sempre di America Latina si tratta.
La bruma grigia di Lima, la capitale del Perù, mi accoglie senza simpatia. Il nome originale della capitale peruviana, Ciudad de los Reyes (Città dei Re) fu cambiato nel corso dei secoli con l’attuale “Lima”, una storpiatura di Rimac (in lingua autoctona “parlante”), il fiume che l’attraversa.
Ancora non ne sono consapevole, ma il Perù, la sua gente con i sorrisi, il calore, i colori e i profumi mi ammalieranno in un magico incanto che mai più si dissolverà. Inizio così un viaggio che oggi, a distanza di decenni, ancora continua. Percorro con crescente curiosità le regioni e la storia di un paese la cui civiltà è antica perlomeno quanto la mesopotamica e l’egizia e di cui gli Inca rappresentano solo l’apoteosi, il culmine formidabile troppo rapidamente distrutto dalla cupidigia e dalla buona sorte di pochi avventurieri spagnoli senza scrupoli e dalla sciocca supponenza del re Atahualpa.
La ragazza diverrà mia moglie, mentre Jorge, direttore della Scuola di Antropologia dell’università, mi condurrà per mano verso la conoscenza di un mondo che ben pochi stranieri hanno la fortuna di aver avvicinato: il mondo magico delle Ande, a contatto con popoli non ancora scalfiti dal turismo, permettendomi di vivere la realtà quotidiana, la medicina antica dei curanderos, gli sciamani del Perù, i riti, le leggende e il folclore, ma anche la sofferenza, la lotta giornaliera contro il clima inclemente dei quattromila metri, il fatalismo degli abitanti vissuto, tuttavia, con l’orgoglio di essere i “figli della Pachamama”, la madre terra che tutto dà e tutto toglie. |