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Chavín de Huántar: QUINTA PARTE

di LUIS G. LUMBRERAS

Si ringrazia Perù Cultural per la concessione dell'autorizzazione.

Traduzione di Marisa Masucci

Pututu. Disegno di Guaman Poma de Ayala

Importanza di Chavín come centro di pellegrinaggio


Chavín costituisce il periodo finale di un lungo processo di domesticazione di piante e animali che in altre parti del mondo si identifica con il « Neolitico ». In quest’epoca venivano già praticati tanto l’allevamento quanto l’agricoltura, la costruzione e la manifattura, compresa la metallurgia. Non si tratta quindi di un tappa “iniziale” in questo senso, ma piuttosto dell’intensificazione delle funzioni dei centri cerimoniali, che si trasformarono nei pilastri dello sviluppo economico.

Tra questi centri cerimoniali, produttori di servizi e di tecnologie al servizio dell’ampliamento delle possibilità di sfruttamento delle risorse naturali, si sviluppò una estesa rete di comunicazioni. Spesso si trattava della circolazione di beni di prestigio per gli occupanti dei centri cerimoniali, come le manifatture specializzate o la materia prima selezionata. Nella maggior parte dei casi si verificava invece la circolazione di informazioni relative alle condizioni di vita della popolazione: dagli eventuali pericoli di guerra, derivanti da disaccordi tra vicini o istanze proprie delle comunità in condizioni di conflitto o di crescita, alle informazioni sulla produzione di alimenti e la loro circolazione, alla previsione del tempo. Tutti questi argomenti venivano gestiti nei nuclei di potere dei centri cerimoniali che costituivano luoghi in cui si sviluppava una notevole capacità tecnica specializzata nell’elaborazione di calendari.

Uno di questi era Chavín di Huántar, senza dubbio uno dei più sfarzosi e insigni. La sua fama gli sopravvisse più di mille anni dopo il suo abbandono nel secolo IV a.C. Quando, nel secolo XVII, fu visitato dall’agostiniano Frate Antonio Vásquez de Espinoza, egli fu informato che vi arrivavano genti provenienti da tutte le parti a rendergli culto “come per noi sono Roma e Gerusalemme” e a ricevere gli oracoli che lì si offrivano. Le prove archeologiche indicano che ciò avvenne con la massima intensità all’epoca del suo apogeo; ci sono oggetti e beni che furono portati fino a lì dagli abitanti di Lambayeque, Trujillo, Cajamarca, tutto Ancash, Lima, Huánuco e forse del nord di Junín.

Chavín rappresenta l’inizio di un’attività molto caratteristica delle Ande, che dura ancora fino ai nostri giorni, consistente nel disporre di uno o due centri cerimoniali di prestigio, che vengono curati ciclicamente dalla gente di un esteso territorio per rendere culto alle divinità e chiedere aiuto e protezione, nello stesso modo in cui si interscambiano informazioni e beni tra comunità lontane, si ristabiliscono i contatti e si risolvono i conflitti. Quando arrivarono gli spagnoli ciò avveniva a Pachacamac, a Lima, a Raqchi, nel Cusco, a Copacabana nel lago Titicaca. Chavín a quel tempo era già parte del mito o della leggenda.

Il Mullu

“Mullu” è il nome con il quale gli abitanti del Perù antico conoscevano un mollusco che vive nei mari caldi del nord. La raccolta del Mullu (Spondylus princeps) veniva effettuata dai pescatori, che sapevano che bisognava immergersi a vari metri di profondità per trovarlo; solo eccezionalmente si trovava vicino alla superficie. C’è mullu nei mari caldi dell’Ecuador, non in quelli del Perù, che sono freddi. A partire dal Guayas, verso il nord, specialmente nelle coste di Manabí, il Mullu abbondava ed erano quindi i pescatori quelli che potevano avere accesso a questo bene. Era eccezionale trovarlo più a sud; in realtà poteva trovarsi fino a Tumbes e in alcuni anni umidi vicino a Paita. Nel 1925 il Mullu arrivò fino a Chimbote e qualche volta, secondo alcuni racconti, fino al Callao, a Lima. Erano anni di grandi piogge in tutto il litorale e nel mare, caldo, si trovavano pesci e frutti di mare equatoriali “che scendevano” verso sud.

Sembra che la via privilegiata del trasporto di mullu fino a Chavín andasse da Manabí fino a Cuenca, nella serra di Guayaquil e da lì scendesse fino a Piura e Sullana. Attraversare il Guayas e andare per mare era molto complicato tanto per le correnti che rendevano difficile la navigazione quanto per la selva intricata di questa parte del litorale, piena di piantagioni di mangles e di animali pericolosi come felini, coccodrilli e serpenti velenosi. È possibile che in qualcuno di questi posti, gli abitanti del sud ottenessero il mullu da quelli del nord. Secondo gli archeologi equatoriali la regione del Cañar e di Cuenca rappresentava un “nodo di vie” per i trafficanti di questo tipo di prodotti. Si può ipotizzare che gli abitanti del sud portassero coca, turchesi, lapislazzuli, oro e tessuti come beni di scambio.

La serra piurana era un luogo di intenso traffico, mediante il quale il mullu arrivava fino al mare. Da qui poteva essere trasportato facilmente all’interno di secchi fino a Trujillo e Lambayeque, da dove veniva ridistribuito verso sud. L’attraversamento del deserto di Olmos e Talara è difficile, ma gli abitanti di Trujillo avevano pieno dominio dei mezzi per realizzarlo, arrivando fino a Cajamarca e alle valli del sud, per lo meno fino alle rive del Santa. La sierra di Trujillo e di Ancash erano ricche di bastimenti e potevano essere attraversate in molti punti. Gli abitanti di Nepeña, Casma e Paramonga e delle altre piccole valli attraversavano la Cordigliera Nera, scendevano il Callejón di Huaylas, tornavano a salire fino ai nevai della Cordigliera Bianca e da lì potevano scendere a Chavín. I pellegrini che portavano il mullu provenivano quindi da Cajamarca, attraverso Huamachuco e Cajabamba, ed arrivavano a San Luis e Huari, da dove seguivano la strada del Mosna fino a Chavín; altri andavano nella stessa direzione dalle alture di Chimbote.

Il mullu proseguiva verso sud, fino a Lima ed Ica, attraverso la costa e da lì poteva arrivare ad Ayacucho, Cusco e Puno. La sierra era attraversata a livello dell’esteso altopiano di Junín. Probabilmente era la gente di Chavín o Cupisnique a percorrere questo tratto della via del Mullu. Esistono prove evidenti dell’esistenza di contatti importanti tra gli abitanti del sud e quelli del nord, che non consistevano in un dominio dei chavinensi su quelli del sud, ma in uno scambio di informazioni quali, ad esempio, quelle relative alle piogge che arrivavano insieme al mullu: il “messaggero dell’acqua”.

L’itinerario del Mullu

L’itinerario parte dalle coste di Manabí-Guayas (Ecuador). I “mercanti” di questa regione portavano le conchiglie fino alla sierra di Cuenca, attraversavano il deserto di Piura ed entravano a Cajamarca. Un altro itinerario andava da Cuenca verso Piura e quindi a Cajamarca. Da qui si procedeva verso Chavín, attraversando le alture vicine al Rio Marañón, fino al Callejón de Conchucos, si attraversavano Huari e Huántar e si scendeva quindi a Chavín.

Tutti i pellegrini che dalla costa andavano a Chavín dalla costa stessa dovevano portare mullu: erano quelli di Lambayeque, Trujillo e delle coste di Ancash e Lima. Nelle loro acque non si trovava questo mollusco, ad eccezione di anni molto caldi e piovosi, in cui El Niño si manifestava con particolare intensità. Se non si trovava nelle loro acque, cosa che avveniva normalmente, ma dovevano procurarlo mediante scambi con quelli del nord. La zona dello scambio poteva essere la parte alta di Piura. Era molto rischioso andare fino al bacino del Guayas o alle coste di Manabí: da Tumbes bisognava attraversare la costa umida tropicale e selvaggia abitata da serpenti e grandi coccodrilli ed una selva intricata, piena di zanzare ed altri piccoli animali nocivi.

Il mullu (Spondylus princeps) era acompagnato dal pututu (Strombus galeatus), che i trombettieri dovevano suonare per tutta la lunghezza del viaggio, come si faceva al tempo degli Incas, per annunciare la processione. Il pututu ha la stessa origine del mullu: le acque calde della corrente del Niño.

Il mullu si portava intero, o senza rimuovere il mollusco (valve chiuse) o senza mollusco, formando una sorta di corona di rosario o di “conterie”, in cui si evidenziava il contrasto tra il rosso e il bianco. Esaminarlo, per i sacerdoti di Chavín, faceva parte delle funzioni dell’oracolo. Gli dei chiedevano mullu per fare piovere, secondo quanto ci raccontano le antiche cronache degli spagnoli in Perù. Un’ipotesi della relazione tra mullu e pioggia potrebbe essere che questo mollusco si trova più facilmente quando i "Niños" sono caldi e pertanto può piovere anche nel deserto. Così, attraverso le informazioni sulla entità, l’estensione e le condizioni di raccolta del mullu, si poteva prevedere il volume di pioggia che sarebbe caduto in inverno.


Galleria delle Offerte


La Galleria delle Offerte sembra essere stata uno dei recinti di Chavín aventi scopo commemorativo, nel senso che servivano a ricordare eventi importanti. La galleria faceva parte di una piattaforma dove si trovava una piazza circolare, che costituiva l’atrio vestibolare da cui si accedeva al recinto chiuso dove si trovava la grande immagine dell’idolo principale di Chavín. Quando si terminò di costruire la piattaforma, la galleria fu chiusa con le reliquie che conteneva, commemorando così una cerimonia spettacolare.

In quella occasione arrivarono a Chavín dignitari dei più lontani paesi della terra, che si trovavano a centinaia di chilometri di distanza da Chavín e a migliaia di chilometri gli uni dagli altri. Viaggiarono dalle loro terre portando preziosi regali ai signori di Chavín o agli spiriti che dimoravano nei templi. In bottiglie di argilla decorate finemente secondo il loro stile tradizionale, portavano i liquori della loro terra mentre le minestre e le carni di pesci, uccelli, roditori, cervi e camelidi venivano offerte in fini conche d’argilla destinate dai sacerdoti di Chavín a questa occasione. In queste minestre c’erano parti di esseri umani cannibalizzati, che venivano mangiati accompagnati da frutta varia e da abbondanti bevande poste in anfore d’ argilla.

Nelle pareti orientali della piazza circolare si trovava un mural che rappresentava una serie di personaggi in processione che si dirigevano verso le scale che conducevano alla galleria dove si trovava l’idolo principale. È probabile che in quella piazza si svolgesse ogni tanto qualcosa di simile: cerimonie in cui una serie di dignitari, con vestiti sontuosi e acconciature a forma di corona, camminavano verso l’”eremo” sede dell’idolo, preceduti da trombette, portando il mullu sacro e qualche bastone allucinogeno. Forse, come gli sciamani, i sacerdoti del tempio stabilivano vincoli con i loro dei attraverso l’aiuto di stupefacenti. Gli allucinogeni erano importanti durante la festa: oltre all’immagine del cactus San Pedro che accompagnava la processione, nella galleria delle Offerte si trovavano depositati tutti i parafernali per l’uso di droghe, sotto forma di tubi o palette, posti vicino all’entrata dei sotterranei.