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Chavín de Huántar: QUARTA PARTE

di LUIS G. LUMBRERAS

Si ringrazia Perù Cultural per la concessione dell'autorizzazione.

Traduzione di Marisa Masucci

 

 

Pacay

La flora di Chavín

Una delle caratteristiche più importanti di questa epoca è l’intenso traffico di beni e lo scambio di tecnologie. Grazie a questo, piante che erano caratteristiche solo di un habitat specifico, cominciarono a circolare in altri, il che indusse in molti casi a positive esperienze di adattamento. Già tutte le piante suscettibili di domesticazione erano utilizzate dagli agricoltori e già era stata largamente superata la tappa delle coltivazioni incipienti. I nuovi esperimenti erano associati alla intensificazione agricola, alla ricerca di nuove e migliori terre e allo sviluppo di tecniche per la previsione del tempo e l’utilizzo dell’acqua.

Possiamo immaginare le fattorie e le zone periferiche ai centri cerimoniali circondate da orti con palta (avocado), pacay (un frutto di leguminosa), chirimoya (anona cherimolia, frutto squisito), guanábana (frutto dell’anona muricata), lúcuma (famiglia delle sapotacee), ciruela del fraile (tipo di prugna, pianta malpighiacea), guayaba (guaiava), cetrioli, peperoni piccanti e una grande varietà di ají (peperoncino), zucche e altre cucurbitacee. Nelle ceramiche e nelle sculture litiche sono sempre presenti questi frutti e altri silvestri come la tuna (fico d’india) e il tumbo, ai quali si aggiungono le foglie della coca e una serie di allucinogeni, come il cactus San Pedro.

Senza dubbio, i tubercoli, i legumi e certe granaglie costituivano una parte importante della dieta diaria ; la patata, la yuca (manioca) e il camote (patata dolce) in primo luogo, assieme ai fagioli, al pallar (fagiolo peruviano bianco, grosso quanto una fava e quasi rotondo), il lupino e il mais. La kiwicha, la quinua, l’olluco, la oca e la achira facevano parte di una dieta maggiormente regionale.

Un dettaglio interessante da notare è che nella iconografia di Chavín si combinano i prodotti delle terre alte e fredde con quelli delle terre basse e calde e degli habitat secchi con quelli a forte umidità; si tratta di un’evidenza del carattere di integrazione di quel periodo.

Il fenomeno de El Niño

La costa peruviana, per la sua ubicazione tropicale nel pianeta, dovrebbe avere una media termica annuale di circa 27°C, come avviene nel nord est brasiliano, che si trova nella stessa zona tropicale, al lato opposto del Continente. Lima ha una temperatura media di 19°C, nonostante si trovi alla stessa latitudine di Salvador de Bahía, dell’Angola o del Borneo, che sono terre calde.
Questo cambio di temperatura si deve in parte al fatto che la costa è colpita dal raffreddamento delle acque del mare dalla Corrente di Humboldt che proviene dal sud ovest. A causa della bassa temperatura del mare, nei pressi della costa non vi è sufficiente evaporazione atta a formare piogge; in tal modo, il litorale ha un 99% di aridità, con deserti sabbiosi e picchi rocciosi senza vegetazione. L’area verde è limitata alle vicinanze dei fiumi che scendono dalla cordigliera o alle zone dove si concentra la nebbia che si imbatte contro i picchi ad un’altitudine di 900 metri, creando una finissima pioggerella – la “garúa” o “camanchaca” – che permette la formazione di una vegetazione stagionale d’ombra, chiamata “lomas”.
Tutto questo è associato con un regime di piogge più o meno frequenti nella cordigliera, con precipitazioni durante l’estate, fra dicembre e marzo, mese più, mese meno a seconda della distanza dalla costa e della prossimità con la umida selva amazzonica.


Tale situazione si altera irregolarmente in anni eccezionali, quando è solito piovere copiosamente nella sierra, generando straripamenti dei fiumi e inondazioni, con piogge anche nel deserto. Questo evento è associato, allo stesso tempo, a intensa siccità in altre regioni della sierra, che possono durare vari anni, creando seri problemi di moria, fame e migrazione per scarsità di approvvigionamento.
Questi fenomeni di alterazione si conoscono con il nome de "El Niño", perché, secondo le osservazioni tradizionali, si attribuiscono a variazioni termiche nel mare a causa dell’influenza di acque calde del nord che, annualmente, vicino al solstizio d’estate (21 di dicembre, da cui “Niño, ovvero “Gesù Bambino), si presentano di fronte alla costa nord del Perù.

Quanto più queste acque avanzano verso sud, la temperatura del mare diventa più alta e i suoi effetti sono più forti. Si tratta di una oscillazione termica che si dà nella superficie marina dell’oceano Pacifico e che favorisce il dislocamento delle correnti equatoriali. Ciò altera le condizioni stabilite dalla vicinanza della corrente fredda di Humboldt e destabilizza la vita delle persone, degli animali e delle piante, abituati al clima sub-tropicale dei mari freddi.


Il grave problema di queste oscillazioni è che non sono regolari, vale a dire che, per quello che ne sappiamo, non si producono in maniera costante ogni certo numero di anni. A volte si hanno uno o due “Niños” catastrofici in un secolo, altre di più; possono ripetersi ogni 10 o 28 anni. E’ aleatorio e, pertanto, di difficile previsione. Quasi come per quanto riguarda i terremoti terrestri.

Nonostante ciò, tutto indica che in Perù, nei tempi antichi, esistessero alcuni sistemi di previsione circa questi eventi, non tanto per i “meganiños” catastrofici, quanto per il controllo annuale di queste oscillazioni, in quanto accade che queste avvengano durante tutto il tempo, con differenze di intensità dei suoi effetti sul clima.

Detto in modo semplice: tutti gli anni, El Niño si presenta nelle coste peruviane, con effetti relativamente prevedibili su quello che accadrà ogni estate. In termini grafici, esistono di continuo curve di oscillazione, alcuni anni di flusso, altri di riflusso e non sono costanti; a volte possono aumentare molto e acquisire i toni catastrofici che conosciamo. Ovviamente, per gli agricoltori e i pescatori sarà più importante conoscere le oscillazioni “medie”. Per questo, nell’antichità, produssero calendari speciali.
Ora sappiamo che il fenomeno de El Niño non colpisce solo il Perù e l’Ecuador, ma che i suoi effetti coprono tutta la conca sud dell’oceano Pacifico (Asia, Oceania e America del Sud) e influiscono anche sul comportamento climatico di alcuni territori nell’Atlantico. La forma particolare dei suoi effetti nel mondo andino, si deve alla relazione che queste alterazioni hanno con la presenza della corrente fredda di Humboldt che corre parallela alle nostre coste. Da quel che sappiamo, questo fenomeno –chiamato ENSO : El Niño Southern Oscillation- è molto anteriore a Chavín e presumibilmente contemporaneo all’Olocene (9000 a.c.) o anche più antico. Da quanto detto, la nascita della civiltà andina avvenne quando già esistevano le condizioni climatiche sfortunate che si generano con queste oscillazioni.