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Chavín de Huántar: OTTAVA PARTE

LE EPOCHE

di LUIS G. LUMBRERAS

Si ringrazia Perù Cultural per la concessione dell'autorizzazione.

Traduzione di Marisa Masucci

 

 

chavin piazza circolare

L’epoca del Tempio Antico


Ancora non si sa quando iniziò la costruzione di Chavín. Si presume che ciò avvenne tra il 1200 e il 1000 a.C., ma sembra che questo luogo fosse già abitato in epoche precedenti. In ogni modo, è in questo periodo che apparvero tratti dell’arte Chavín in altre parti del Perù.

Una delle ricerche che dimostrarono ciò fu fatta ad Ancón. Lì si verificò una lunga sequenza di occupazioni pre- Chavín, desunta chiaramente dalle caratteristiche tipiche degli stili Dragoniano e Floreale, presenti nella Galleria delle Offerte. Ciò avvenne nella fase Ancón VI, determinata dall’archeologo Hermilio Rosas. A questa stessa epoca appartengono tratti chavinensi riscontrati in altre parti della costa e della sierra del Perù, sebbene dovettero esistere contatti a partire da epoche anteriori a quella delle Offerte, come si evidenzia da alcune caratteristiche isolate che appaiono anche in Ancón nelle fasi IV e V della sequenza di Rosas, o in posti come Garagay o Manchay nelle valli di Lima. Questi contatti poterono anche influire sull’adozione di elementi architettonici come la “piazza circolare seminterrata” che ha lontani antecedenti nella costa peruviana. L’influenza di Chavín assume un ruolo rilevante solo a partire dall’epoca delle Offerte e ciò si deve associare ai pellegrinaggi chiaramente evidenziati nei resti trovati nella Galleria delle Offerte.

A quest’epoca, verso l’anno 800 a.C., era in funzione il vecchio tempio di Chavín e si stavano già ampliando le sue strutture originali. Ciò significa che a quel tempo il prestigio di Chavín aveva raggiunto un livello sufficiente per influire sulle elites locali, dando origine a versioni locali del “panteon” chavinense” che, fino ad allora, aveva potuto accumulare poteri beneficiando di ciò che otteneva in diverse parti del Perù. Senza dubbio l’importanza di Chavín non riguardò l’intera regione sin dall’inizio.

Agli inizi dell’ultimo millennio dell’era pre-cristiana nacquero complesse elites sacerdotali in tutto il territorio. In ognuna delle valli della costa e della serra si costruirono templi e santuari di diversa grandezza. La gente comune viveva in villaggi o fattorie, dedita all’agricoltura o alla pesca e si prendeva cura dei templi o centri cerimoniali per ottenere informazioni sul tempo. Si potrebbe dire che in ognuno di questi centri cerimoniali vivevano dirigenti non necessariamente organizzati intorno a un “Signore” o capo unico, tipo re. Nello stesso Chavín esistevano almeno tre differenti forme o tipi di culto che, coesistendo senza entrare in contrasto, rimanevano chiaramente separati. Se si considera la ceramica, ognuno di essi produceva le sue manifatture a suo modo usando anche tecniche differenti e, chiaramente, icone “proprie”.

L’epoca del Tempio Nuovo


Il Tempio Nuovo di Chavín fu il risultato di un processo di continui ampliamenti del Tempio Vecchio, cosicché diventa arbitrario decidere quale fosse la “sua” epoca. Ad ogni modo, si può dire che raggiunse il suo pieno funzionamento verso il IV secolo a.C., epoca che coincide con l’estensiva diffusione di un tipo di ceramica battezzata a Chavín con i nomi di "Janabarriu" o "Rocas".

A quest’epoca Chavín aveva esteso i suoi contatti con il resto del Perù, fino ad arrivare ad Ica e Ayacucho, a sud, ed anche vicino alla regione del Cañar, in Ecuador. Non sembra che si trattasse di un dominio politico: sicuramente la sua influenza continuava a derivare dal prestigio legato alla capacità predittiva degli oracoli. Le differenze con l’epoca del culto all'idolo dell’obelisco erano notevoli, il partenone chavinense era cambiato molto e non si sa che cosa succedesse con il vecchio idolo “Lancia” e con i personaggi dell’obelisco Tello, ma è evidente che ce ne fossero di nuovi, come il “Dio dei bastoni” della Stele Raimondi che godeva un’enorme popolarità nella costa sud, ad Ica.

La ceramica caratteristica di quest’epoca riproduce, appena schematicamente, alcune delle immagini caratteristiche dello stile floreale, mentre non esistono relazioni con gli altri stili - Dragoniano o Qotopukyo. Ciò si verifica anche nella litoscultura, che privilegia le immagini di uccelli rapaci con ali aperte e felini. La ceramica è fine ma semplice e quasi sempre decorata con piccoli disegni ornamentali, frequentemente ottenuti per impressione o stampa: i più comuni sono i cerchi doppi.

In alcuni posti, come nello stesso Chavín, la ceramica nera, fine e brillante di quest’epoca si va mescolando con un vasellame che privilegia sempre di più le finiture bianco su rosso e i colori chiari dovuti a un miglioramento delle tecniche usate per cuocere la ceramica.

Non ci sono grandi cambiamenti nel modo di vivere della gente rispetto al Vecchio Tempio, anche quando si verifica un declino dei grandi centri cerimoniali, che si riducono numericamente e sono più modesti dei precedenti. In realtà solo Chavín è più grande di prima e, apparentemente, più ricco.

L’epoca Huaraz


È l’epoca che segue all’abbandono dei templi di Chavín, che ebbe inizio intorno al III secolo A.C. Probabilmente all’inizio di tale epoca, Chavín conservò la sua funzione di tempio o santuario, ma ben presto si trasformò in un insediamento di contadini che non usavano più la ceramica né gli altri elementi propri dei chavinensi.

L’epoca si distingue per l’uso della ceramica rossa decorata con disegni geometrici di colore bianco, conosciuta con il nome di “stile Huaraz". Questo stile non appare improvvisamente; in realtà, ci sono già alcuni indizi originari nei templi della galleria delle Offerte, quando si decoravano con pittura bianca le labbra di alcune conche d’argilla simili a quelle che si producevano nelle fasi successive di Chavín ed anche a Huaraz.

Chavín non era più un centro privilegiato nelle Ande. I templi erano in rovina e inoperanti e non erano stati rimpiazzati da altri. Nel Callejón de Huaylas, sembra, ne crebbe uno a Pumacayán (Huaraz) e probabilmente ve ne erano ancora altri non conosciuti. È possibile che lì esistesse una elite nuova, che dominava sul Callejón de Huaylas o su una parte di esso; a Chavín si conoscono soltanto le abitazioni dei contadini e non c’è nulla che indichi, fino ad oggi, l’installazione di forme più complesse di organizzazione. Si trattava di contadini che mangiavano i frutti della terra e non avevano bisogno, per la loro esistenza, di altro se non di questi frutti.

L’epoca Callejón


Dopo la distruzione dei templi di Chavín, le rovine furono usate come abitazioni dai contadini che utilizzavano una ceramica Bianco su Rosso conosciuta come Huaraz. Queste genti nel corso del tempo modificarono le loro abitudini e ve ne adattarono altre provenienti da altri posti, come il Callejón de Huaylas, con cui mantennero molti contatti. Ciò gli permise, ad esempio, di produrre una ceramica fatta di caolino, conosciuta con il nome di Mariash, i chavinensi – e sicuramente gli altri contadini della valle di Chavín- producevano e utilizzavano una ceramica molto grezza, usata soprattutto come vasellame per lo spostamento, preparazione e conservazione delle bevande.

Nelle epoche di Huaraz e Mariash, questa ceramica grezza, conosciuta come "Callejón", veniva chiamata “ordinaria” per differenziarla dalle conche d’argilla e dalle piccole bottiglie relativamente fini, rosse o bianche. Ci fu un momento, tuttavia, in cui i chavinensi non usarono più questo vasellame e si limitarono all’uso della ceramica ordinaria di tipo Callejón. Sembra che ciò avvenisse verso il secolo VII o X d.C. e perdurò fino all’epoca degli Incas, quando apparvero piccole innovazioni derivate dalle influenze dello Stato Inca.

Gli archeologi hanno trovato una grande quantità di insediamenti umani, considerati appartenenti alla "Nación Pinco", che occupavano le vette delle alture ed erano organizzati in villaggi - come quelli di Chavín – costituiti da semplici case di pietra, con tetti di paglia, generalmente circolari. La ceramica ritrovata in superficie è fondamentalmente quella di tipo Callejón, ma non sono stati condotti studi sufficienti per fissare le sue fasi, età ed altre caratteristiche.

Gli Incas a Chavín


Gli Incas furono a Chavín e, naturalmente, incorporarono questo territorio al loro esteso impero. Nello stesso Chavín rimasero alcuni resti di offerte (vasellame di stile inca e ornamenti di metallo) che erano state depositate nel tempio al tempo degli Incas.

Secondo documenti del secolo XVII Chavín venne ricordato a lungo “come Roma o Gerusalemme per i cristiani”, cioè come il monumento o il luogo dove nacquero gli dei e la religione. Al tempo degli Incas e al tempo degli Spagnoli, ovviamente, rimaneva soltanto il ricordo, perché l’insieme dei templi si trovava sotto terra, ridotto in macerie.