Chavín de Huántar: NONA PARTE
GLI STILI
di LUIS G. LUMBRERAS
Si ringrazia Perù Cultural per la concessione dell'autorizzazione.
Traduzione di Marisa Masucci

Introduzione agli stili Chavín
Chavín è un luogo, un’epoca di storia antica e uno stile artistico. Nel dire uno stile, stiamo generalizzando molto; è come dire che ci fu solo uno stile nel Rinascimento. In realtà si tratta di diversi stili o di diverse espressioni degli stessi. Il fatto che siano stati scoperti a poco a poco e che siano stati considerati tutti come “stile Chavín” ha causato molta confusione. Lo stile Chavín comprende stili, come il Cupisnique delle valli della costa nord, considerati anche come una caratteristica della costa di Cupisnique, essendo differenti pur avendo in comune vari elementi e tratti, derivati dalle loro reciproche e ovvie relazioni e dal loro essere contemporanei.
Chavín è uno stile che si presenta con varie espressioni, non solo nei diversi luoghi dove appare (quasi in tutto il nord e il centro del Perù) ma anche nello stesso centro cerimoniale di Chavín de Huántar, dove si trova concentrata la maggior quantità di opere d’arte appartenenti a questo stile. A causa di tale concentrazione ed anche perché fu il primo luogo dove si identificò, questa forma d’arte si chiama Chavín. Julio C. Tello fu colui il quale gli diede coerenza storica, sebbene la “Lancia”, come la Stele Raimondi, fossero conosciute dal secolo XIX e quest’ultima fosse un simbolo dell’antichità peruviana, portata a Lima nella seconda metà di questo secolo per essere esposta.
Il primo a fare distinzioni all’interno dello stile Chavín fu Alfred Kroeber, nel 1926, quando separò uno stile “M” “(”mayoide”) da uno “N” (“nascoide”); il primo, che si riferiva all’Obelisco Tello, oggi è conosciuto come stile Dragoniano, mentre l’altro alla Stele Raimondi, che attualmente è considerata appartenente a uno stile tardivo della fase EF. Questa sequenza in quattro fasi: AB, C. D e EF, fu proposta nel 1962 da John H. Rowe, con una prima definizione di modelli artistici che le caratterizzavano. L’obelisco fu ubicato nella fase C, la Lancia nella fase AB, mentre le litosculture del Portico di Falconidi si situano nella fase D.
Grazie ai ritrovamenti della Galleria delle Offerte, è stato possibile isolare 4 stili o modalità coesistenti dello stile Chavín denominate: Offerte, Floreale, Dragoniano e Qotopukyo. Ognuna ha le sue proprie caratteristiche, espresse fondamentalmente in oggetti di ceramica fatti chiaramente da persone diverse probabilmente nello stesso centro cerimoniale di Chavín. Richard Burger trovò una sequenza di ceramica che battezzò come Chakinani e Urabarriu, nella quale erano presenti i quattro stili, soprattutto nella fase Urabarriu, la più antica.
Mentre lo stile Ofrendas è una versione volgare, generalizzata, del vasellame chavinense e si può dire che esistette durante tutta la storia di Chavín, lo stile Floreale, la cui base tecnologica e morfologica è la stessa delle Offerte, è la versione fine ed elegante di quello stile, per cui bisogna anche aspettarsi che i personaggi e i tratti dello stile si presentino in tutta la sequenza, con le loro rispettive varianti. Sono molto diversi, invece, gli stili Dragoniano e Qotopukyo, la cui dispersione è ristretta e che, a quanto sembra, sono più vincolati a temi liturgici propri di Chavín de Huántar, associati all’Obelisco Tello e alla Lancia, cioè al vecchio Tempio a fasi AB e C di Rowe. Lo stile dragoniano della Galleria delle Offerte dovrebbe considerarsi come una versione tardiva della fase C, contemporanea alle lapidi incise della Piazza Circolare.
Gli uccelli rapaci, i felini e i serpenti sono gli elementi che servono di base allo stile Chavín. Le forme e i fregi derivano da parti e attributi di questi esseri, ma nessuno di essi è di per sé oggetto di culto. Allo stesso modo dei felini, gli uccelli appaiono sempre come esseri secondari, come gli angeli o i guardiani degli dei. Questi animali, con attributi sacri, si trovano nelle cornici, negli zoccoli ed anche in alcune pietre del paramento. Eccezionalmente i serpenti appaiono anche da soli, sebbene quasi sempre vengano utilizzati solo per rappresentare attributi di altri personaggi: i loro peli, piume, pinne, cinture o altro.
Nella mitologia andina, che si è preservata durante i secoli, sopravvivono tre personaggi, come guardiani delle cose del mondo; i serpenti - Amaru e Machakway – possono volare o meno, essere molto grandi oppure no. I piccoli serpenti nascono dai capelli che le persone perdono e una prova di ciò appare negli stagni, dove si trasformano in milioni di piccoli serpenti.
A parte questo, in tutte le modalità dello stile Chavín, ci sono alcune regole alle quali si obbedisce canonicamente.
Lo stile Dragoniano
Il nome “dragoniano” deriva dal fatto che il nucleo di questo stile Chavín è costituito da un’immagine principale, intorno alla quale girano le altre icone che costituiscono il “corpus” dello stile. La sua rappresentazione più complessa è costituita dall’ Obelisco Tello, che molti anni fa fu anche considerato come “stile Chavín N" dall’archeologo A.L. Kroeber, per le somiglianze che egli riscontrava con l’arte Maya.
Oltre all’Obelisco, ci sono diverse litosculture su cui si trovano disegni e tratti propri di questo stile e che corrispondono alla sua epoca più antica. Si tratta di uno stile di lunga durata, in quanto deve essere nato verso l’anno 1000 a.C., persistendo per circa 400 anni. Nella Galleria delle Offerte si è trovato un importante lotto di vasellame di questo stile, in un contesto che data l’anno 800 a.C., quando era già pienamente maturo. Uno o due secoli dopo si sarebbe disintegrato e sarebbe stato rimpiazzato da altri stili. È associato al culto di un Drago con testa di Coccodrillo che, a sua volta, sembra vincolarsi al culto dell’acqua nel quale i molluschi dei mari caldi del nord, come lo Spondylus e lo Strombus, assumevano un ruolo importante. Tutte le icone dragoniane – lucertole, serpenti, pesci, uccelli e felini – sembrano vincolati a questo culto nella mitologia andina.
Ci sono due tipi di “draghi”, uno la cui testa è quella di un’immensa lucertola o coccodrillo che vive nei fiumi della conca del Guayas e l’altro la cui faccia ha degli “uncini” che si pensa possano appartenere a un serpente. Entrambi sono esseri mitici e risultano da una combinazione di tratti immaginari di molti esseri, reali o no. Appaiono anche con corpi e posizioni differenti, essendo il Coccodrillo più formale, mentre l’altro ha molte varianti e addirittura riproduce se stesso nelle versioni di Essere alato o senza ali. È figlio del Coccodrillo e ci sono varie scene del suo parto.
Lo stile Dragoniano non è molto comune al di fuori di Chavín; appare solo in pezzi molto speciali in altri templi dell’epoca, specialmente nella costa centrale, dove c’è una versione “grezza” dello stile in luoghi come Ancón e Garagay.
Lo stile Floreale
È una delle espressioni dello stile Chavín, che si presenta tanto nella litoscultura quanto nella ceramica di Chavín de Huántar. È uno stile che dura per molto tempo e probabilmente accompagna l’arte chavinense dalle sue origini al suo pieno declino. Le icone che più lo caratterizzano sono quelle che rappresentano uccelli con le ali spiegate e una testa che combina il becco dei rapaci a una bocca con zanne, felini maculati, come i giaguari, e serpenti presenti permanentemente. Tutti questi personaggi hanno tratti molto naturalistici, che ne permettono una facile identificazione. Essi appaiono frequentemente nelle cornici e nelle lapidi dei templi con funzione ornamentale e si trovano tanto nelle sculture del Tempio Vecchio che in quelle del Tempio Nuovo.
Sebbene queste icone siano i motivi centrali dello stile, risalta la presenza di alcuni disegni a tre foglie, simili a quelli di un “Fiore di Iys”, motivo per cui questo stile fu battezzato come Floreale. Esso è caratterizzato dall’uso molto frequente di volute ed altri elementi decorativi curvilinei che danno una sensazione di movimento.
Nella Galleria delle Offerte è stato trovato un lotto significativo di vasellame decorato con disegni di questo stile. Sebbene la ceramica sia fatta con le stesse tecniche dello stile comune chiamato Offerte, il Floreale è una variante elegante, dove le forme e le rifiniture dei pezzi sono molto raffinati. Sono comuni i vasi di fiori, i piatti e le fontane grandi e molto ornati, con decorazioni incise e dipinte, che a volte coprono tutto il pezzo, esternamente e internamente, usando composizioni di diverso tipo per ottenere contrasti sulle superfici decorate.
Lo stile Qotopukyo
Lo stile Qotopukyo è uno dei più singolari dell’arte Chavín ed è quasi esclusivo di Chavín de Huántar, sebbene si conoscano alcune imitazioni in ceramica a Lima. È una ceramica sicuramente limitata a vasellame ornamentale, alcune caraffe, vasi di fiori e conche. È frequente che le bottiglie abbiano una superficie rugosa.
La decorazione Qotopukyo presenta icone che non appartengono agli altri stili chavinensi, come foglie e una serie di segni e figure astratte, a forma di quadri, triangoli, rombi o cerchi con lati curvi, orme di felini, fiori e altri, come se fossero “glifi” o parti di altre figure più complesse. Alcuni di questi segni appaiono nel corpo di personaggi degli stili Draconiano o Floreale.
L’unico personaggio figurativo associato con certezza a questo stile è quello che sembrerebbe la rappresentazione di una donna, con un’immensa acconciatura di piume (come usano le “Pallas de Corongo” oggi) ornata con teste di cadaveri che spuntano dal suo ventre e che ha la mano destra alzata, come per salutare, e la mano sinistra attaccata al corpo. L’unico essere che le assomiglia è il grande Idolo della Galleria della Lancia. Nello stile Dragoniano ci sono alcuni pezzi in cui è presente lo stesso personaggio, però sono chiaramente copie – in versione dragoniana – di questo essere dello stile Qotopukyo.
Lo stile Raku: Cupisnique a Chavín
Raku è il nome che si dà ad alcuni pezzi dello stile Cupisnique, della costa nord, che si trovano tanto a Chavín come in diverse altre parti del Perù, tra Lima e Lambayeque. È una modalità di Cupisnique, rappresentata a Chavín da alcune piccole bottiglie, in genere con collo dotato di manici a staffa.
È una ceramica caratteristicamente grigio chiaro, molto delicata, dalla superficie affumicata, nera e brillante, decorata a dislivelli, cioè con incisioni, e scissioni o modellato. Esistono tre varianti di questo stile; una è rappresentata da bottiglie a superficie piana, con incisioni delicate eseguite a secco, prima di cuocere il vasellame e in cui sono disegnate preferibilmente teste umane, da sole o legate le une alle altre; un’altra caratterizzata da decorazioni con nastri o cordoni a rilievo, in cui i personaggi (serpenti, felini e uccelli, in versioni molto differenti rispetto a quelle delle stile Floreale) coprono il corpo e il collo delle bottiglie dai colli grossi con bordi prominenti. La terza è contraddistinta dalle forme e decorazioni più tipiche di Cupisnique, con incisioni in pasta umida e disegni della ceramica di Trujillo.
Oltre allo stile Raku e del Wacheqsa, ci sono vari pezzi nella Galleria delle Offerte che ovviamente provengono dalle valli della costa nord e vari di essi sono ascrivibili a Cupisnique e alle sue varianti locali. Alcune sono sicuramente di Lambayeque e qualcuna di Jequetepeque.
Lo stile Wacheqsa
Come Raku, Wacheqsa è una ceramica di stile Cupisnique, che a Chicama fu identificata come "Cupisnique Transitorio", a Virú come "Guañape Tardivo" e che nella valle di Moche accompagna la Huaca dei Re. Si caratterizza per il colore rosso intenso della sua superficie, che è usualmente decorata con una pittura di colore metallico, nero o grafite. Le forme dominanti sono bottiglie con colli a staffa, a contorno rettangolare o globulare o con forme di frutti modellati; ci sono anche brocche e conche con figure geometriche incise e/o dipinte.
Come nel Raku, esistono due varianti di questo stile, con forme e decorazioni differenti. Il secondo stile comprende bottiglie a collo ampio e con bordi spessi, la cui caratteristica più evidente è che tutta la superficie esterna è dipinta con grafite, il che, combinato con la tecnica di presentare disegni in rilievo, gli dà un aspetto metallico. In questa variante i motivi del disegno sono molto simili a quelli della variante Chicama dello stile Cupisnique.
Lo stile Mosna e altri stili
Mosna è uno stile artistico caratteristico della sierra nord, molto popolare nelle valli di Cajamarca e dell’alto fiume Jequetepeque e che, pertanto, probabilmente si è originato qui. A Jequetepeque appare come un insieme di pezzi foranei, come avviene in altre parti di Ancash e Huánuco.
È uno stile ben diverso da quelli che usualmente si associano a Chavín, è un arte sobria, con vasellame di colore arancio chiaro, dipinto con una spessa pittura rossa, con disegni astratti nei quali si può avvertire una certa connessione con personaggi chavinensi come l’aquila, il serpente e i felini. Un disegno affine a questo stile apparve in un mural della Huaca Lucía, a Lambayeque e la sua età è provata dalla sua costante presenza nei siti di quest’epoca.
Oltre allo stile caratteristico, che a Cajamarca si identifica come "Huacaloma Rosso su Arancio", a Chavín si è trovata una variante che si differenzia dallo stile predominante perché usa la pittura rossa per decorare fondi e delimita i disegni con incisioni, punteggiature e altre metodiche proprie degli stili chavinoidi.
Insieme allo stile Mosna, nella Galleria delle Offerte sono stati trovati altri pezzi di stili differenti da Chavín e Cupisnique, come quello chiamato Pukcha, dalla ceramica tricolore molto fine, o il Puca Orjo, che sembra una imitazione locale del vasellame degli stili Cupisnique, con colli a staffa.

