Chavín de Huántar 2
SECONDA PARTE
di LUIS G. LUMBRERAS
Si ringrazia Perù Cultural per la concessione dell'autorizzazione.
Traduzione di Marisa Masucci

Il medioambiente in generale
Chavín rappresenta il termine di una lunga tappa di multipli esperimenti nella dominazione dei popoli sopra le proprie condizioni materiali d’esistenza. L’agricoltura, divenuta la risorsa principale di vita, implicò una serie di trasformazioni che andavano dal trasporto dell’acqua mediante canali d’irrigazione, fino alla creazione di nuove coltivazioni in terreni dove non pareva essere possibile.
L’introduzione di un progetto di vita agricola implicò nel territorio interventi molto complicati, risultato di molti esperimenti e di un crescente dominio -conoscenza- delle condizioni di produzione. Quando la gente riuscì a dominare tutto questo, per ottenere una vita con agiata capacità riproduttiva, fu necessario dividersi in classi di persone diverse: alcune dedite alla produzione diretta, manuale, dei beni di consumo, e altre allo studio delle condizioni naturali e sociali da risolvere per far uso di tali conoscenze. Una parte di quelle conoscenze specializzate era la produzione di efficienti calendari agricoli, che necessitavano di luoghi di lavoro quali i templi, dove le persone lavoravano e vivevano, generando al contempo la necessità di amministrare ciò che questo spazio richiedeva.
Chavín è montagna temperata, più che fredda, nonostante gli oltre 3000 metri di altitudine. Possiede una stagione piovosa che dura generalmente più della secca.
Le piogge iniziano normalmente in novembre e durano sino ad aprile, ma i mesi intermedi sono imprevedibili, come lo sono la siccità e gli « anni umidi ». Di solito, a maggio già non piove più e di fatto giugno e luglio sono mesi considerati « secchi » e agosto imprevedibile, a volte secco con molto vento –che dura fino a settembre- e a volte umido. In giugno e luglio vi sono gelate durante le notti. Fra gennaio e marzo le piogge possono essere torrenziali; i fiumi allora crescono e tendono a rompere gli argini.
Fra il 1925 e il 1933, periodo coincidente con uno dei « meganiños » (fenomeno del Niño) più violenti del XX secolo, le piogge fecero ingrossare il Mosna e il fiume portò via con sé un settore importante degli edifici del lato orientale del monumento. Il 17 gennaio del 1945, le intense piogge si abbatterono sopra le sorgenti del Wacheqsa, provocando un’alluvione che coprì di fango nero tutto il centro cerimoniale e una parte del villaggio.
Naturalmente, come capita in tutta la cordigliera tropicale, le differenze stagionali hanno senso solo se teniamo conto della presenza o assenza di precipitazioni, dal momento che i cambi di temperatura, che di solito caratterizzano le stagioni da altre parti, qui sono poco percettibili; è significativa solo, invece, l’alternanza termica diaria, con temperature molto vicine ai 3-5 gradi centigradi all’alba e, in cambio, alcune ore più tardi, a mezzogiorno, con temperature che possono superare i 26 gradi. Per questa ragione, durante la maggior parte del giorno il clima è temperato e relativamente secco.
Costituzione e vestiario dell’uomo Chavín
Sappiamo che la popolazione non era significativamente distinta da come la identifichiamo in epoca Mochica, vale a dire circa mille anni più tardi, ed è anche evidente che era molto più numerosa che in periodi anteriori. L’archeologia dimostra che tutte le valli della costa e della sierra furono occupate.
Secondo i dati derivanti dai pescatori di Ancón e Supe, dagli agricoltori di Lima, Cupisnique, Cajamarca, così come da Chavín stessa, sappiamo almeno che gli abitanti della sierra erano relativamente alti e ben messi, con gli uomini alti di media 1,70 m. e donne di 1,60 m.; alcuni arrivavano fino a 1,80 m. Considerando i resti cranici, gli abitanti della costa possedevano volti rotondeggianti, mentre i Chavín li avevano più allargati; entrambi con crani mesocefali. Possediamo immagini di donne mature leggermente grasse, in vasellame proveniente dalla costa nord e conosciamo anche l’immagine di un’anziana, dal volto colmo di rughe, piccolo e angoloso.
Secondo gli studi attuali, i chavinesi avevano molti problemi dentali, presumibilmente a causa di un forte consumo di carboidrati, nonostante la loro alimentazione fosse sempre associata con il consumo di carne e pesce, oltre che di molluschi. Esisteva una distribuzione irregolare degli alimenti, infatti, si nota che mentre alcuni resti mostrano un buon sviluppo osseo, altri hanno segni di osteoporosi avanzata sin da molto giovani, la qual cosa, inoltre, si combina con diverse forme di reumatismo.
Esistono tre tipologie (uomini e donne) di popolani: i sacerdoti di Chavín, i pellegrini di diverse regioni, con rango di sacerdoti, e la gente comune. La differenza fra l’uomo e la donna pare essere significativa, anche se il ruolo che il sesso femminile giocava nella liturgia era molto importante ; si poteva arrivare al punto da avere sacerdotesse donne. Di fatto, quasi tutti i personaggi sacri che conosciamo, presentano una versione femminile assieme alla maschile.
La pittura facciale è un tratto caratteristico degli uomini importanti. Le donne « nobili », come quella che era rappresentata in un enorme murale di Moxeke (Casma), e la gente comune (inclusi gli uomini) non usavano pittura facciale.
Le pettinature erano di tre tipi:con crocchia, sciolta e con trecce. Nelle pettinature sciolte c’era differenza tra uomini, con frangia, e donne, pettinata indietro, come si può apprezzare in due belle sculture in osso trovate nella Galleria delle Offerte. La pettinatura con crocchia sopra la testa era la più comune; ce n’erano di due tipi: legata con lacci e senza. Le trecce erano usate da entrambi i sessi. Si usava anche un nastro a fermaglio che passava attraverso la fronte, con frangia dietro.
I sacerdoti e altri personaggi importanti avevano acconciature di diverso tipo: con piume, corone, berretti a quattro punte, diademi. Alcuni erano in oro, come sappiamo grazie alle scoperte di Kuntur Wasi, a Cajamarca, dove sono stati trovati corone e diademi.
Oltre alle petttinature, usavano anche bracciali d’oro per i polsi e le caviglie, pettorali, collane e orecchini circolari (come quelli del Lanzón) e rettangolari, ornati con disegni di personaggi sacri a sbalzo o incisi. Questa è una caratteristica comune per i signori di Chavín e per i pellegrini che arrivavano al tempio in cerca dell’oracolo.
In quanto ai vestiti, gli uomini usavano tutti un telo che inserivano fra le gambe e legavano ai fianchi. Qualcosa di simile agli odierni pannolini. Erano soliti portare una o due borse che pendevano dalla cintura. Le gambe, le braccia e il dorso rimanevano nudi, pur se in alcune occasioni taluni personaggi coprivano il dorso con una corta camicia –cushma- o con un piccolo poncho.
Le donne usavano una tunica che arrivava fino ai piedi e vi sono varie evidenze che dimostrano che molte portavano il petto scoperto, forse con un solo ampio mantello a mo’ di gonna.
I sacerdoti e le persone importanti portavano, inoltre, un manto –uomini e donne- che copriva i gomiti e le spalle e che poteva arrivare fino all’altezza delle ginocchia. Questi stessi personaggi potevano portare una gonna o una camicia fino alle ginocchia.
Gli uomini comuni portavano solo il coprifianchi (i “pannolini”) e forse un mantello per coprirsi; i portatori e le portatrici portavano le anfore sulla testa e i carichi sulle spalle, sostenuti da un laccio sulla fronte.
I pellegrini e i sacerdoti di Chavín si differenziavano per i dettagli dei ricami e per l’iconografia nelle proprie vesti.
