Perù
A spasso per la Cordigliera Blanca
(3-7/12/2014)
di Gabriele Poli

È un viaggio diverso dal solito, per me, quest’anno in Perù.
Lo scopo principale non è esplorare nuovi territori, scoprire luoghi ai più sconosciuti o l’impegno sociale –comunque sempre attivo- a favore di persone con disabilità. No, questa volta è diverso.
Mia figlia Valeria ha deciso che la sua vita presente e futura sarà in Perù e a me, padre apprensivo, ma impotente, non resta che prendere atto e accontentarmi di abbracciarla una volta l’anno: questa è la prima.
Giungo a Lima lasciando l’inverno vicentino per l’inizio estate peruviano e dopo i primi giorni trascorsi con Valeria fra ristoranti e cucina gourmet peruviana, la grande passione della mia bimba, e visita a centri di ragazzi svantaggiati che Magie delle Ande Onlus –la mia associazione- appoggerà da ora in avanti, decidiamo di curiosare fra le Ande centrali del Perù.
Con un modernissimo 4x4, gentilmente prestatoci dagli amici di Peruresponsabile (www.peruresponsabile.it), Valeria e io, accompagnati dal magico autista e amico Paul Mostacero, la mattina di mercoledì 3 dicembre attraversiamo la caotica Lima diretti a nord. Percorriamo la Panamericana (quasi interminabile arteria che collega Fairbanks, in Alaska, con l’isola di Chiloé, in Cile, 25000 km) costeggiando sulla nostra sinistra l’oceano Pacifico e il deserto sulla destra.
Dopo il nebbioso paesaggio di Pacasmayo, Huaral e Huacho –dove il “libertador José de San Martìn proclamò l’indipendenza del Perù dalla Spagna- nei pressi di Supe deviamo inoltrandoci nel deserto.
La prima tappa è Caral, città antica di 5000 anni, a 26 chilometri dalla costa e scoperta solo nel 1997 grazie all’archeologa peruviana Ruth Shady Solìs. È la più antica città delle Americhe sinora venuta alla luce, ma quanto vi sarà ancora da scoprire in questa grande terra ricca di civiltà di cui si è perduta ogni memoria?
Ancora pochi chilometri e lasciamo la Panamericana, inoltrandoci sulle Ande.
Giungiamo nella cittadina di Chiquian, a 3350 metri di altitudine, quando è il tramonto e dopo aver superato il passo presso la laguna di Conococha, a oltre 4000 metri.
Chiquian è il classico paese andino, con le case prevalentemente in adobe (mattoni di paglia e fango cotti al sole), le stradine strette, signore dai tipici abiti multicolori e nessuno straniero, a parte noi.
Il mattino successivo purtroppo pioviggina, impedendoci di ammirare i panorami offerti dalle due cordigliere, la Blanca e la Negra.
A poco meno di 5000 metri di altitudine, attraversiamo un lungo tunnel che dal Callejòn de Huaylas ci porta nella valle, o callejòn, de Conchucos. Giungiamo così a Chavìn de Huàntar, città che risale al 1500 a.C.
Chavìn era la città santa più importante del Sudamerica, dominata da una casta di sacerdoti astronomi, fini studiosi dell’universo che giunsero a ipotizzare addirittura la rotondità della terra. La società era priva di esercito e si reggeva sulla fede nelle divinità, la principale delle quali era Choquechinchay, il Giaguaro Dorato, identificata con la “nostra” stella Sirio.
Sempre tormentati dalla fastidiosa pioggerella, procediamo lungo la valle molto lentamente a causa della pericolosa e accidentata strada sterrata, spesso ostruita da frane di terra e pietre. Attraversiamo poveri villaggi, abitati da persone all’apparenza tristi che si sostengono lavorando a fatica parcelle di terra che rendono patate e mais.
Verso sera, giungiamo a Chacas, altro villaggio andino che, tuttavia, a differenza degli altri ha avuto –e ha- la fortuna di avere un parroco, l’italiano Ugo de Cenzi, che con l’organizzazione Mato Groso a cui appartiene, ha fondato, fra l’altro, una scuola di falegnameria che produce sontuosi mobili venduti in Italia e in altre parti del mondo.
Il 5 dicembre ci arrampichiamo sulle Ande fino al passo di Punta Olimpica dove il nuovo tunnel, inaugurato nel 2013, ci permette di attraversare la cordigliera. Il lungo imbuto, con i suoi 4736 metri di altitudine, è una delle più alte –o forse la più alta- gallerie del mondo.
Giungiamo quindi a Caraz, nella parte settentrionale della valle di Huaylas, dove alloggiamo nel bellissimo Hotel Los Pinos il cui proprietario, Lucho, è una persona davvero squisita, disponibile e generosa. L’hotel è assolutamente da raccomandare!
Caraz Dulzura (Caraz la dolce) è famosa per i suoi gelati e dolci di “manjar blanco”.
La mattina seguente, sempre con Paul alla guida, saliamo una volta di più lungo le reni della cordigliera, fino alle magnifiche lagune di Llanganuco con le loro acque color turchese e smeraldo e ancora più su, a 5000 metri, fra il maestoso Huascaràn e il resto della Cordillera Blanca.
Al ritorno è d’obbligo una visita al Campo Santo di Yungay, per rendere omaggio alle migliaia di vittime.
Il 31 maggio del 1970 quasi tutta la popolazione maschile era riunita dentro ai pochi bar provvisti di televisione, infatti si stavano svolgendo i mondiali di calcio messicani. Le donne erano indaffarate in cucina, oppure filavano la lana chiacchierando allegre in compagnia. A qualche centinaio di metri, invece, la maggior parte dei ragazzi adolescenti assisteva allo spettacolo offerto da un circo.
Era domenica, splendeva un tiepido sole e tutta la popolazione si godeva la pace di quella bella giornata.
A parecchie centinaia di chilometri, nelle profondità dell’oceano Pacifico, all’improvviso si scatenò un violento terremoto. Le correnti sismiche si diffusero veloci a raggiera, verso il mare aperto e verso le Ande.
Scosso dal sisma, il massiccio dello Huascaràn che sovrasta Yungay rilasciò enormi quantità di roccia, neve e fango che, in pochissimi secondi, si riversarono a valle distruggendo il paese e uccidendo migliaia di persone. Si salvarono solo i bimbi all’interno del circo.
Ora, ad eterna memoria, l’antico centro di Yungay ha assunto il nome di Campo Santo ed è rimasto come apparve il 31 maggio 1970 dopo la tragedia.
L’ultimo giorno di viaggio ci regala una magnifica giornata di sole. Saliamo lungo una strada stretta fino all’alto passo dei 5000 metri da dove ammiriamo in tutta la sua maestosità le cime della Cordigliera Blanca: Huascaràn (6768 m), Alpamayo, una delle vette più belle del mondo (5947 m), Ranrapalca, Huandoy e molte altre.
Torniamo infine all’oceano e, dopo una visita al sito e, dopo una visita al sito archeologico di Sechìn, rientriamo a Lima.















