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1981 DIARIO DEL MIO PRIMO VIAGGIO IN PERÚ

Mercoledì 29 luglio

Le 9.35  e sono quasi a Brescia. Sono partito alle 8 e mezza da Vicenza. Devo arrivare a Genova Brignole dove ho appuntamento con altri ragazzi a cui devo consegnare i biglietti che mi ha affidato l’agenzia universitaria e devo pure andare all’ufficio pacchi a ritirare il mio biglietto che mi auguro sia arrivato.

Bene, è cominciato il mio grande viaggio tutto da solo.

È un’atmosfera tutta diversa da quella di un anno fa, quando scrivevo un diario ben differente: quello del militare.

Ora sono le 10.35 e sono fermo appena fuori Milano C.

Ore 11.25, manca un’oretta a Genova. Sono a digiuno da ieri sera perché stamane ho preso le pastiglie contro il tifo e poi in treno non è mai passato il carrettino. Ho l’intestino che brontola paurosamente. Ho mangiato solo tre caramelle offertemi da una simpatica signora.

Ore 12.20 Sono a Genova P.P. Ora vado, sempre con questo treno, a Genova Brignole.

Ore 12.28 Sono a Brignole.

Ore 13.05 Sono seduto sugli scalini davanti all’ufficio pacchi. Ho il biglietto dell’aereo (per fortuna!) e ora sto aspettando gli altri quattro ragazzi (che non conosco) dei quali ho i biglietti: spero che arrivino.

Ore 15 Sono in aeroporto, ho già mangiato e sto aspettando di partire. Prima a Brignole ho conosciuto una gran bella ragazza, Patrizia, che voleva vendermi un’enciclopedia. Non c’è riuscita, ma abbiamo fatto amicizia e ha voluto per forza darmi il suo indirizzo. Le manderò una cartolina.

Londra, ore 19 locali…sono avvilito.

Il volo di British Caledonian per il Perù partirà domattina alle 10 e qui a Londra non esiste nemmeno un misero letto per riposare. Proprio oggi si sposano (ma ormai saranno già sposati) Carlo e Diana e così la compagnia aerea se ne frega di me e delle mie stanche membra. Dovrò cercarmi un posto dove sdraiarmi nella speranza che passino presto queste lunghe ore di attesa.

Ore 21 Mi è andata super bene! Mentre, seduto abbracciato al mio zaino, osservavo le persone passare, una ragazza, forse impietosita dal mio sguardo languido e triste, si è fermata davanti a me e mi ha chiesto in inglese che cosa stessi aspettando. La faccio breve: si è commossa, mi ha fatto cenno di seguirla e ora sono a casa sua che mangio un panino assieme a lei. Domattina mi accompagnerà in aeroporto, così potrò spiccare il volo per il Sudamerica fresco e riposato.